Lo sciopero dei divi del pallone

Verso la fine dell’estate, in piena crisi economica, in mezzo al tormentone della ricerca di soluzioni, che sono risultate difficili e drammatiche, per reperire i fondi che mettano al sicuro il nostro Paese dalla bancarotta, abbiamo avuto modo di stupirci ed indignarci, ancora una volta, per il comportamento dei divi del pallone.

La categoria dei saltimbanchi del calcio, una volta ancora, ha dato motivo di scandalo per non aver accettato di concorrere al salvataggio e al bene comune del Paese, contribuendo in maniera proporzionale agli stipendi scandalosi che percepiscono.

Il rappresentante di questa categoria ha minacciato di non dar inizio al torneo della serie A, e poi l’ha messo in atto. Al momento in cui sto fissando sulla carta queste riflessioni, non sono in grado di prevedere quanto durerà questa sconcezza.

Il sanguigno Calderoli finalmente, con lodevole franchezza, ha minacciato di far pagare una tassa doppia; volesse il Cielo che questo ministro ponesse in atto questa minaccia!

Per quanto mi riguarda credo che nei miei ottant’anni di vita, mai ho appreso con tanta soddisfazione la notizia di uno sciopero. I nostri calciatori sono scadenti, quando giocano con gli stranieri perdono sempre, hanno una vita sregolata, mortificano tutte le categorie di lavoratori percependo stipendi infinitamente più lauti anche di chi fa lavori più duri e più difficili: sarebbe veramente ora che nei nostri grandi stadi potessimo assistere alle partite dei nostri bambini o almeno dei calciatori dilettanti!

Cari calciatori della serie A, grazie, grazie tante per il vostro sciopero, vi prego, continuate a far sciopero per tutto l’anno. Il nostro Paese comincerebbe così a non aver tra i piedi una casta di approfittatori viziati, egoisti ed inconcludenti.

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