La moltiplicazione dei pani, una lezione di vita quantomai attuale

Qualche domenica fa ho terminato il mio sermone a commento del miracolo della “moltiplicazione dei pani”, miracolo in cui si narra come Cristo abbia sfamato una moltitudine di gente, affermando che ritenevo che il racconto evangelico dello svolgersi delle modalità con cui Cristo compie il miracolo è veramente esemplare.

Soggiungevo che sarebbe stato opportuno che la Bocconi di Milano e la Facoltà di economia e commercio dell’Università di Ca’ Foscari a Venezia, adottassero quel brano del Vangelo come testo di insegnamento per i futuri commercialisti.

Mi piace ritornare sui passaggi dell’intervento, che io ritengo veramente esemplari e quanto mai attuali.

Innanzitutto Gesù parte con la simpatia verso la gente, atteggiamento psicologico essenziale per stabilire un rapporto positivo con chi è in difficoltà.

Secondo: la testimonianza di Gesù, che costituisce un insegnamento di straordinaria efficacia, è quello di un Cristo che si occupa dei bisogni elementari e fondamentali dell’uomo. Credo che una lettura del miracolo in chiave spiritualistica sia una forzatura ed un tradimento del testo. Ho letto il commento di un mio collega che interpretava il dono del pane come l’offerta dell’Eucaristia. Questo lo ritengo un discorso illecito. Cristo si occupa dell’uomo reale, della sua corporeità che spesso manifesta le istanze più reali dell’uomo di tutti i tempi, esigenze che non sono seconde a quelle dello spirito.

Terzo: mentre gli apostoli tentano di liberarsi della gente che ha fame, appoggiandosi al fatto delle loro scarsità economiche, Cristo insegna loro che le nostre responsabilità non nascono dalle nostre risorse finanziarie più o meno adeguate, ma dalla gravità del bisogno in cui si trovano i fratelli. I bisogni devono determinare comunque l’intervento, non le risorse su cui si può contare.

Quarto: Cristo, accettando il contributo apparentemente insignificante della merenda del bambino, ci insegna che ognuno deve fare sempre la sua parte, anche quando essa sia inadeguata e risibile di fronte al bisogno.

Quinto: Gesù “alza gli occhi al cielo” per ribadire che “a Dio nulla è impossibile”. Il discepolo di Gesù deve essere consapevole che egli deve offrire la propria disponibilità, ma è quel Dio “che veste i gigli del campo e nutre gli uccelli del cielo” a non trascurare di certo i suoi figli di adozione.

Infine l’ordine: “Raccogliete gli avanzi!” è un invito alla sobrietà ed una condanna netta allo sperpero. Non so a quale dottrina si rifaccia il ministro delle finanze Tremonti, ma se prendesse in considerazione questa pagina del Vangelo, non correrebbe il rischio di errori e di recriminazioni da parte dei sindacati e dell’opposizione.

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