L’inutile ricerca del paradiso terreno

Abbastanza di frequente mi capita d’essere colpito da qualche fatto strano, o dal modo di pensare di certe persone, e più spesso ancora sono colpito da certe idee peregrine che mi passano per la testa e che, di primo acchito, sono tentato di scacciare come mosche noiose che mi disturbano senza motivo. Da un po’ di tempo però ho cominciato a pensare che se la vita e il mondo rispondono ai criteri sapienti della Divina Provvidenza, non può esserci nulla di inutile, scontato e che non possa dare una risposta ad una presa di posizione nei suoi riguardi.

Da qualche tempo mi sono perfino imposto l’impegno di rispettare anche una formichina che cammina svelta sulla tavola con le sue gambette minute, perché anche lei fa parte dell’ecosistema che oggi regola la vita. In questo nostro tempo si parla tanto di questi equilibri essenziali, si spende tanto denaro perché non si estinguano certe specie protette, quali il panda o la tigre indiana; perché non dovrei accettare e prendere in considerazione allora certi pensieri strani che mi frullano inaspettati per la testa? Non possono essere anch’essi un messaggio per farmi arrivare a certe verità che possono aiutarmi?

Qualche giorno fa ho letto nella Genesi la cacciata dei nostri progenitori dal Paradiso terrestre con il relativo monito: “ti guadagnerai il pane con il sudore della tua fronte”. Ho subito pensato che Adamo ed Eva avranno avuto per tutta la loro vita la nostalgia, il rimpianto e l’illusione di recuperare quel “paradiso” perduto. Speranze inutili!

Poi ho pensato che anche noi uomini del terzo millennio abbiamo ereditato, perché iscritto ormai nel nostro DNA, il rimpianto, la nostalgia e l’illusione di trovare, prima o poi, il paradiso irrimediabilmente perduto. Fatica sprecata, ricerca inutile, perché ciò è ormai impossibile!

Eppure tutte le smanie per il denaro, il potere, il sesso, l’affermazione, penso che siano le espressioni di questa illusione di poter trovare “il paradiso” quaggiù e purtroppo in questo sforzo e in questo tentativo noi uomini finiamo per non accettare le fatiche connesse al nuovo status di vita e finiamo per perdere anche quelle piccole gioie che sono ancora possibili, inseguendo invece quelle ormai perdute. Tutto ciò aggiunge alla vita ansie, fatiche e ricerca affannosa assolutamente inutili.

Quanto sarebbe più saggio accontentarci, accettare la vita qual’è e godere di quello che essa può ancora offrirci!

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