Renato

Di primo mattino la voce dolce e pacata della signora Luigina mi ha raggiunto attraverso il telefono per dirmi che Renato non c’era più. Erano ormai molti mesi che questo vecchio parrocchiano, già duramente provato dalla sorte, non stava bene. Più di una volta comuni amici mi avevano fatto capire che lui era in grosse difficoltà.

Ultimamente andava su e giù dall’ospedale, ma la sua grinta e la sua voglia di vivere, nonostante tutto, finiva sempre per avere la meglio. Renato, quando lo incontravo, mi metteva paura perché mi costringeva a domandarmi se io avrei avuto la forza di vivere nelle sue condizioni.

L’avevo conosciuto decine di anni fa: brillante ufficiale d’artiglieria, sportivo, amante della bicicletta, del pianoforte e della fisarmonica, cantava, sorrideva, mangiava e chiacchierava sempre, con una passione intensa. Nel mio animo lo vedevo più come un bersagliere di corsa, con la tromba e le piume al vento, che non come ufficiale dentro, o fuori dalla caserma ad ordinare: “fuoco!”.

Viveva sempre con entusiasmo, con ebbrezza, in maniera così giovanile che pareva che il tempo non lasciasse segno sulla sua indole e sulla sua volontà.

Lo ricordo ai tempi della polisportiva, quando galvanizzava la sua squadra di pallacanestro. Con lui non si discuteva: dovevano giocare come stessero compiendo la più sublime delle attività umane. Lo ricordo spassoso e gioviale, scanzonato e brioso, suonare al pianoforte pezzi che sembravano sempre un invito alla carica, e il suo cantare con la fisarmonica tra le braccia come fosse su una tradotta di giovani coscritti.

Poi quella terribile e assurda caduta nel rifugio di montagna dove aveva portato i suoi nipoti. L’ho visto tra la vita e la morte. Vinse anche quella terribile battaglia e la vita riprese, tanto che in ospedale infilava i corridoi con la carrozzella facendo finta di investire infermiere e poveri grami come lui.

Nonostante mille difficoltà non smise mai di combattere, di vincere sempre, anche immobile in carrozzella era un vittorioso, gli occhi vivi e sorridenti, la voce roca ma la battuta sorniona.

Il Signore ebbe pietà di lui e gli volle bene forse perché superò perfino Giobbe nel credere, pur nelle più grandi avversità fisiche e morali, e per tutto questo gli mise accanto angeli supplementari che rasserenarono il suo cuore fino all’ultimo respiro.

Renato, pur essendo in artiglieria, “è andato avanti” come gli alpini. Gli ho chiesto di aspettarmi, non lo farò certo attendere molto, vecchio ed accidentato come sono. Sento però il bisogno di ringraziarlo per la sua testimonianza di coraggio e di volontà di vivere nonostante tutto. So di aver bisogno di questo esempio perché il tempo del passaggio è difficile per tutti.

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