Un commiato senza rito religioso

Recentemente una delle mie “fedeli” che praticano la mia “cattedrale fra i cipressi”, mi confidò con infinita amarezza che era morto un suo congiunto, che pure io conoscevo, e che la moglie e la figlia, pur mie conoscenti, avevano disposto che fosse portato a seppellire senza rito religioso.

Questa notizia mi rattristò quanto mai, sia per il mio vecchio parrocchiano che ha lasciato questo mondo senza un saluto e senza una preghiera, sia per la moglie e la figlia – che, pur credenti, hanno ritenuto doveroso “rispettare” le scelte del loro caro – perché manterranno per tutta la vita la tristezza per questa partenza priva di calore umano, ma soprattutto di speranza.

A questo proposito ho due cose – almeno per me – importanti da dire. La prima: quando muore un famigliare scatta un meccanismo mentale tanto strano quanto assoluto: la volontà o i desideri, veri o presunti, del caro estinto, diventano un imperativo categorico per i suoi famigliari e perciò essi si sentono investiti dallo scrupolo di esaudire in maniera quasi maniacale tutto quello su cui, fino al giorno prima, avevano dissentito o trascurato ma che, chiusi gli occhi, diventa obbligo di coscienza su cui non è possibile alcuna deroga. Questo comportamento, quanto mai diffuso, mi sembra sinceramente irrazionale. Secondo – e qui il problema è ancora più serio – si ritengono, come oro colato e volontà, certe affermazioni fatte in vita, mentre esse sono assai spesso più formali di quanto non si possa credere.

Io ho frequentato e conosciuto personalmente questo fratello, che pur battezzato, comunicato, cresimato e sposato in chiesa, è passato direttamente dal letto di morte al forno crematorio, ho parlato tante volte con lui e credo di essere certo che è stato uno di quegli uomini che, come afferma sant’Agostino, “Dio possiede e la Chiesa non possiede”. Il mio vecchio parrocchiano anche con me si dichiarava non credente, però dell’ateo portava solamente l’etichetta esterna ed anche poco incollata, ma i contenuti di padre, marito, cittadino, lavoratore e sindacalista erano certamente cristiani; nella peggiore delle ipotesi era un cristiano senza saperlo, fortunatamente però per lui ben lo sapeva il Signore e perciò, funerali o meno, quando è arrivato lassù certamente il Signore lo ha accolto dicendogli: “Entra e facciamo festa perché eri lontano e sei tornato”.

Comunque, per buona sicurezza, in qualità di suo vecchio parroco, ho subito, con una preghiera pronta e convinta, chiesto al Signore: “Accoglilo, ti posso assicurare che era un buon diavolo”!

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