Il milite ignoto del bene

A Roma, presso l’Altare della Patria, in quell’enorme scenario di marmo bianco, riposa il milite ignoto, vegliato notte e giorno da due soldati in armi.

Questo monumento vuole rendere onore ed esprimere riconoscenza a quell’umile fante morto in guerra senza piastrina di riconoscimento, che rappresenta i milioni di giovani “caduti per la Patria” – almeno così si esprime la retorica di un nazionalismo presente anche nello Stato più civile.

Io ho estrema attenzione ed infinito rispetto per quell’umile fante che è morto perché qualcuno più forte e più in alto, che stava al sicuro, glielo ha imposto. Preferisco però gli americani che, almeno a parole, affermano che richiedono ai loro giovani “non di morire, ma di vivere per il bene della Patria”.

Nella Chiesa ci son pure momenti e celebrazioni, parallele a quelle civili, nelle quali si esprime stima e gratitudine per chi si pone a servizio del messaggio cristiano. Io rispetto e condivido queste celebrazioni quanto mai significative, ma vorrei pure io innalzare un monumento al milite ignoto dell’impegno a favore del Regno, un milite che rappresenti quei milioni di figli di Dio e di uomini e di donne di buona volontà che spessissimo nel silenzio, in umiltà e con sacrificio, operano per l’avvento del Regno e per un mondo migliore. Spessissimo si tratta di persone senza segni di riconoscimento, senza mandati ufficiali e senza divisa che, spontaneamente, per un impulso interiore, mettono a servizio del bene la loro intelligenza, il loro cuore e il loro tempo. Presso questo monumento ideale del milite ignoto del bene porrei non due angeli, ma un’intera legione di spiriti del bene perché queste persone che gratuitamente e senza riconoscimenti pubblici continuano in maniera indefessa e generosa a lavorare per il Regno, veramente lo meritano.

Io per fortuna e per grazia ne conosco a decine, o forse meglio a centinaia di questi militi dell’utopia cristiana. Oggi ne prendo uno tra i tanti per collocarlo nel mausoleo che io sogno per gli umili eroi del bene e che, perlomeno per me, possa essere il simbolo del cittadino e del cristiano che si spende per la causa e che non potrà mai aspettarsi un riconoscimento per il suo servizio se non dal buon Dio.

Scelgo un cristiano senza titoli e senza gradi che da una ventina di anni, estate e inverno, col solleone o col gelo, ogni settimana distribuisce per le strade della nostra città un periodico che tenta una lettura cristiana della vita e che semina speranza ed invito alla solidarietà. Non faccio il suo nome perché desidero che rappresenti quelle legioni di volontari che per spirito cristiano, o semplicemente umanitario, servono il Regno o semplicemente l’umanità e nel quale tutti gli operatori pastorali o sociali si riconoscono perché sappiano che perlomeno gli uomini che valutano il bene come valore assoluto, provano per loro stima e riconoscenza e che, nella scala dei valori, li mettono all’apice.

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