“Infelice chi confida nell’uomo, fortunato chi confida nel Signore!”

Fra poche settimane inaugureremo il “don Vecchi quattro” di Campalto, altri 64 alloggi per anziani poveri.

Questa non è assolutamente una novità per nessuno. Da tre anni a questa parte non faccio che parlarne a destra e a manca, tanto che questo progetto credo sia diventato il progetto di tutti i miei duecentomila concittadini.

Qualche giorno fa sono stato in cantiere. Mi è sembrato una torre di Babele, ma in positivo: muratori, pittori elettricisti, addetti all’ascensore, piastrellisti, una teoria infinita di fili, di barattoli di pittura, mucchi di piastrelle, alberi tagliati e ruspe per riordinare il terreno.

Agostino, il capomastro, tesseva sorridendo il filo di questa gran ragnatela di operai con competenza e serenità.

Presto il “don Vecchi” aprirà i battenti a quasi un altro centinaio di anziani che avranno una dimora dignitosa, sicura e soprattutto alla portata delle loro magre risorse.

Mentre osservavo con meraviglia questo “miracolo” non meno entusiasmante e sorprendente di quelli di Lourdes e di Medjugorie, mi sono chiesto: “Ma dove ho trovato quei tre milioni e mezzo, ossia quei sette miliardi di vecchie lire, che sono occorsi? Ciò è avvenuto nella stessa maniera di come la fede e le preghiere provocano i miracoli nei più grandi santuari del mondo nei quali il buon Dio o la Vergine elargiscono le loro grazie?

La risposta m’è venuta immediata e perentoria dalla Bibbia: “Infelice chi confida nell’uomo, fortunato chi confida nel Signore!”. Nei miei calcoli di previsione avevo fatto conto sull’aiuto del Comune, della Provincia, della Regione, della Fondazione della Cassa di Risparmio di Venezia, delle banche, dell’Associazione Industriali, tutte realtà alle quali mi sono presentato col cappello in mano per chiedere aiuto.

Molte di queste realtà non mi hanno neanche risposto e quelle poche che l’han fatto, hanno risposto picche. Ai miei amici la voglio fare questa confidenza: dal mio chiedere la carità per i vecchi, che in Italia sono ben cinque milioni e che vivono con la pensione sociale di 580 euro, solamente il Banco di San Marco ha risposto dandomi mille euro.

Dei tre milioni e mezzo di euro occorsi per il “don Vecchi quattro”, solamente mille euro sono giunti da quegli enti la cui prerogativa è lo sperpero! Le pietre del “don Vecchi” di Campalto, tutte le pietre sono dono dei cittadini più poveri della nostra città.

Sto preparando gli inviti per l’inaugurazione; mi viene tristezza e mi sento in colpa se mi rifaccio alla prassi di “invitare le autorità civili, militari e religiose”. Credo che sia giusto che mi rifaccia alla parabola del Vangelo “Invitate i poveri, gli storpi che stanno ai margini della strada, perché essi seggano al banchetto al posto di chi ha rifiutato l’invito”.

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