Un umile suggerimento al Santo Padre

C’è una sentenza dell’antica Roma che potrei citare anche in latino, ma credo che sembrerebbe perfino ridicolo far sfoggio di una cultura che non posseggo; comunque la massima è questa: “ciabattino non occuparti di cose che non ti competono perché sono più grandi di te!”. Quindi, con estremo rispetto per l’autorità e la canizie del Sommo Pontefice, mi permetto, appunto per l’amore e il rispetto che gli porto, di fare una osservazione che spero il Patriarca, o qualcuno che ha dimestichezza col Vaticano, gli possa riferire.

Io so purtroppo, per esperienza lungamente sofferta, quanto sia difficile parlare, più difficile ancora parlare a gente numerosa ed eterogenea e so che è pressoché impossibile parlare delle cose di Dio. Avendo però il mandato di Cristo ed un messaggio meraviglioso ed essenziale per gli uomini del nostro tempo, bisogna parlare e parlare nella maniera più opportuna e maggiormente intelligibile possibile.

Il mondo intero dice che il nostro Papa è un teologo di prima grandezza, un vero pozzo di cultura e la sua missione lo costringe a prendere la parola da mattina a sera sugli argomenti più diversi e rivolta alle persone più eterogenee. Io ho ascoltato il Papa a San Giuliano, alla Salute, in Croazia e l’ascolto quasi ogni settimana in occasione dell’Angelus dal balcone del Vaticano. Legge sempre, anche quando dice due parole, legge con una voce monotona, flebile ed incerta, spesso è estremamente lungo e per di più dice anche le cose più sublimi in maniera prolissa e quasi scontata; mai uno scatto di passione, mai una parola forte e turgida di fervore. La gente applaude sempre, ma credo che lo applauda perché è Papa, ma non per quello che dice e per come lo dice.

Il Papa è vecchio, più vecchio di me, è tedesco, e quindi viene da un’altra cultura, ma possibile che qualcuno che gli vuol bene, che ha confidenza non gli possa dire: «Santità, butti via talvolta la carta, ci metta un po’ di passione o perlomeno si faccia scrivere i discorsi da qualche collaboratore più brillante, che adoperi immagini più incidenti, che tenti di far breccia sul cuore dell’uomo che oggi da mane a sera sente gente che parla perfino troppo bene per ingannare il prossimo»?

Dicono che non si nasce oratori, però la Parola del Signore e della verità meritano ed esigono il nostro massimo impegno!

Ora spero che qualcuno non mi fraintenda, che pensi che io voglia insegnare qualcosa al Papa; dico questo solamente per amore verso di Lui e verso chi l’ascolta. Vorrei avere semplicemente il cuore di Caterina da Siena quando scongiurò il Papa di tornare a Roma, perché questo era bene per la Chiesa. Temo però che le persone importanti, e tra queste lo stesso Papa, corrano il pericolo di rimanere soli, senza chi li aiuti a espletare bene il loro compito.

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