Il breviario, mia croce e delizia del mattino

Ho confidato più volte ai miei amici che per me il “breviario”, ossia la preghiera ufficiale che la Chiesa richiede ai suoi sacerdoti di recitare ogni giorno, rappresenta una “croce e delizia”.

Il breviario consiste in una miscellanea di salmi, inni e brani che raccolgono la riflessione dei padri della Chiesa e di scrittori ecclesiastici. Questa orazione pubblica fu pensata per i monaci che intervallavano la giornata di lavoro con questi momenti di preghiera. Il breviario, se recitato da una bella e numerosa comunità di monaci, rappresenta anche da un punto di vista estetico e mistico, un qualcosa di bello e di spirituale.

Io ricordo che ebbi modo di partecipare al coro di una grande comunità di monaci benedettini tedeschi del monastero di Marialac e fui molto impressionato dal canto gregoriano che saliva al cielo tra le volte di una bella chiesa gotica. La recitazione in latino dei salmi e di inni a cori alterni, da parte di queste voci virili, faceva diventare poesia e preghiera il tutto, tanto che il messaggio delle singole parole diventava pressoché insignificante, mentre la celebrazione liturgica, nel suo insieme, diventava veramente orazione sublime, anche se certe parole e pensieri rimanevano del tutto coperti dalla solennità della celebrazione.

Le cose sono ben diverse quando io, di buon mattino, devo cimentarmi in una lettura di testi provenienti da un modo di pensare sostanzialmente diverso dal mio, testi talora incomprensibili, talora talmente lontani dalla nostra sensibilità da apparire perfino contradditori allo spirito evangelico.

Spesso l’abitudine mi conduce per mano, tanto che mi rimane nel cuore solamente il desiderio di pregare e talvolta anche solo il dovere, però quando comincio a cimentarmi in una lettura più attenta, allora sono guai perché insorge il mio apparato razionale e critico che si inceppa ad ogni pié sospinto!

Questa preghiera d’obbligo mi diventa così faticosa, arida ed insignificante tanto che quando chiudo il breviario mi rifugio nelle preghiere imparate nella mia infanzia e queste mi aprono le porte dell’anima ad un rapporto più vero ed onesto col Signore.

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