Il mio incidente

L’appisolarmi, come al solito, di fronte ad un programma televisivo per niente interessante, m’è stato galeotto! Un brusco risveglio, in cui non m’era chiaro se fosse mattina o sera, presto o tardi, m’ha fatto balzare in piedi perdendo l’equilibrio e andando miseramente a cadere tra il televisore e il termosifone. Con fatica mi sono rialzato tutto dolorante.

Prima una lastra e poi la tac m’hanno fornito la triste notizia della rottura di due vertebre. Il neurochirurgo ha ordinato, con sentenza inappellabile, che dovevo procurarmi un busto. Ormai da qualche settimana sono imbragato in una specie di armatura metallica che mi dà la sensazione di essere stato condannato alla tortura della “Vergine di Norimberga”, l’antico strumento di tortura in cui il condannato era costretto ad entrare in una sagoma d’acciaio costellata di aculei, sagoma che, una volta chiusa, trafiggeva da parte a parte il povero derelitto.

Ora per me alzarmi è uno strazio, vestirmi peggio, a camminare sembro un robot che si muove a scatti. Povero me! Le prospettive per le ferie estive, che comunque avrei passato a Mestre compiendo il mio ministero nella mia amata cattedrale tra i cipressi, sono ben tristi e desolate. Tento di consolarmi pensando che vi sono tanti cittadini che stanno peggio di me e che il disagio e il dolore forse purificheranno il mio spirito e renderanno più bella la mia anima, ma non sempre questi pensieri sono capaci di rendere più serene le mie giornate.

Fortunatamente, in occasione di questa mia impotenza, il buon Dio ha mandato dal suo Cielo i suoi angeli perché “non inciampi il mio piede”.

Questo incidente però ha anche i suoi risvolti positivi perché mi costringe a pensare ai miei coetanei che, a differenza di me, sono soli, senza soldi e senza aiuti. Tutto questo mi rende più deciso e caparbio nel voler portare avanti il progetto pilota, voluto dall’assessore regionale Sernagiotto, che intende, tramite il “don Vecchi”, provvedere a quegli anziani poveri e in perdita di autosufficienza, offrendo loro un servizio di accudienza.

Spero di saper affermare con la liturgia “Oh felice colpa, che ha aperto il mio spirito a comprendere l’animo di Dio”. Pensare ai poveri è da sempre un gran dono.

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