Un linguaggio poco comprensibile

A questo mondo o dai tutto per scontato o altrimenti, se guardi la realtà che ti passa davanti agli occhi in atteggiamento anche benevolmente critico, allora ti nascono domande e perplessità a non finire.

Qualche giorno fa m’è capitato di leggere il titolo di una lezione di catechesi religiosa che sarebbe stata tenuta da un noto teologo, titolo che, nonostante ogni mio sforzo, non sono riuscito a comprendere che cosa volesse trattare. Io ho fatto qualche esperienza del mondo della pedagogia, della psicologia e della didattica, avendo insegnato per 15 anni alle magistrali e, nel contempo, essendo stato consulente ecclesiastico di una associazione professionale inerente alla scuola. Ricordo che quando alunni ed insegnanti s’imbarcavano in un discorso d’ordine psicologico o pedagogico, erano veramente dei guai perché non si capiva proprio dove questi “esperti” volessero arrivare. Alcuni credevano d’essere più brillanti e più convincenti quanto più il loro dire era astruso ed ermetico.

C’è purtroppo a questo mondo della gente che pare goda a rendere difficili le cose facili e il mondo ecclesiale non solo non è alieno da questo pericolo, ma pare ci sguazzi dentro con voluttà.

Un giorno m’è capitato di dire una mascalzonata di fronte ad un noto teologo che disquisiva in maniera astrusa. Gli caddero a terra i fogli degli appunti e siccome lui faceva fatica a riordinarli, sbottai dicendo a voce alta: «Non si preoccupi, tanto le pagine dei suoi appunti sono perfettamente intercambiabili perché egualmente incomprensibili». L’assemblea per educazione non mi seguì, ma credo che tutti fossero con me.  Chi non riesce a parlare un linguaggio religioso che tutti capiscono, è preferibile che taccia.

Recentemente poi ebbi a leggere in un foglio parrocchiale che veniva soppressa una messa per far luogo ad un rito di iniziazione cristiana. Credo che soltanto un’assoluta minoranza abbia compreso questa scelta e che alla parrocchia sia rimasto sconosciuto il motivo della soppressione di una messa d’orario.

Ricordo un mio insegnante il quale diceva: «Quando ti rivolgi ai fedeli, domandati se parleresti così anche se ti trovassi al bar con gli amici o all’ipermercato».

Quello del linguaggio, nella Chiesa, non è il problema più grave, ma di certo un problema reale.

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