Cristo è nella realtà della vita e del mondo

L’onda lunga del mistero pasquale non cessa di lambire la mia anima, seppure la celebrazione liturgica della Resurrezione sia abbastanza lontana. Penso che sia giusto che l’eco dell’alleluja di Pasqua canti nel cuore dei fedeli non solamente durante il sacro rito che fa memoria e rinnova l’annuncio, ma continui a cantare nel cuore di chi ha recepito la lieta notizia e sente il dovere di riportarla a chi ancora non è giunta.

Nella mia vita di prete e soprattutto nei miei sermoni non mi sono mai stancato di ripetere che il dono del Signore non può rimanere racchiuso nel breve tempo della celebrazione liturgica, ma anzi che questa celebrazione è quasi solo l’occasione e il mezzo per recuperare, rafforzare la lieta notizia e per rilanciarla per illuminare la vita quotidiana con questa verità che permette di leggere in modo nuovo o da un’angolatura che supera il contingente.

A proposito delle apparizioni di Gesù dopo la Resurrezione, il cui racconto la Chiesa ci fa leggere nei giorni e nelle settimane dopo Pasqua, quest’anno ho fatto un’altra piccola “scoperta” che mi ha prima incuriosito e poi fatto felice. Ho notato che i luoghi in cui Cristo si è manifestato, dopo la sua morte, ai suoi discepoli, non sono luoghi sacri, quali il tempio o la sinagoga, e le persone a cui s’è mostrato non sono degli “addetti ai lavori”, quali i sacerdoti o i leviti o semplicemente i farisei scrupolosi e pignoli, osservanti delle rubriche liturgiche, ma sempre luoghi “profani” e persone “laiche”.

Faccio alcuni esempi: alla Maddalena s’è fatto vedere in cimitero, ai discepoli di Emmaus prima per strada e poi in osteria, a Pietro e Giovanni mentre erano in barca a pescare, agli altri discepoli nel cenacolo, che in sostanza non era che una povera sala da pranzo.

Questa constatazione m’ha portato a pensare che bisogna che desacralizziamo i luoghi e i tempi normalmente dedicati all’incontro con Dio. A ben pensarci Gesù ha detto alla samaritana: «E’ giunto il tempo, ed è questo, che Dio non si adora in questo o quel luogo, ma i veri adoratori lo adorano in spirito e verità».

Un tempo m’è parso di dover mettere in guardia dal “magico”, ora mi vien da pensare che dobbiamo accostarci anche al “sacro” con una certa cautela, mentre tutta la realtà della vita e del mondo diventa un autentico ostensorio di Cristo.

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