Chiacchierare con Dio

Per tanti anni della mia vita io sono andato avanti tranquillo nel mio impegno sacerdotale, senza sussulti, senza traumi e con poche problematiche nei riguardi della vita religiosa. I superiori del seminario mi hanno messo sulle rotaie di un binario ben definito ed io ho cominciato a correre certo che, pur dopo tante fermate, sarei giunto alla meta definitiva: la casa del Padre. Invecchiando però, il mio modo di pensare non si è per nulla semplificato anzi, di anno in anno è diventato sempre più problematico.

Il Concilio Vaticano secondo non ha per nulla risolto i miei problemi, anzi li ha resi più tormentosi. Mentre prima alla guida del Concilio si diceva che c’era, un “macchinista” esperto che ci pensava lui ed io potevo stare tranquillo e perfino sonnecchiare, poi ho compreso che dovevo essere io a scegliere la strada, frenare, accelerare o fermarmi per far scendere compagni di viaggio o per imbarcarne altri.

Da allora ho cominciato a chiedermi sempre più frequentemente se certe soluzioni, che per tanto tempo avevo dato per scontate, erano veramente valide. Ad esempio, da sempre avevo sentito parlare della preghiera, avevo letto di persone che vi dedicavano tanto tempo, che stabilivano una comunione profonda con Dio. A me capitava invece di dire le preghiere mattino e sera, dir messa, recitare il rosario, ma in realtà non ho mai avuto estasi, visioni mistiche o tante altre cose misteriose che dicono che i santi provano, anzi spesso mi distraggo, penso ad altre cose o, recitando il breviario, mi viene da pormi in posizione critica di fronte a certi sermoni poco convincenti dei santi padri della Chiesa o di certi salmi del popolo ebreo.

Attualmente mi sono ridotto a rifarmi ad una affermazione di un giovane scout che affermava che per lui pregare significava “chiacchierare con Dio”.

Potrà forse scandalizzare qualche anima pia, ma confesso che le preghiere che mi appagano di più sono quelle che assomigliano ad una bella chiacchierata confidenziale con il Signore. Io gli racconto i miei guai e i miei progetti, i miei sogni e i miei dispiaceri. Lui mi ascolta e talvolta, con voce leggera, mi dà dei suggerimenti.

Non so se tutto questo sia normale per un ottantenne, però a me capita così!

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