Don Olindo Marella

Ci sono certe immagini, certe esperienze ed anche certe letture che rimangono particolarmente impresse nella memoria e nella coscienza.

So di ripetermi, ma non riesco a non farlo. Più volte ho annotato in questo mio “diario” la mia sorpresa nell’aver letto quanto il famosissimo giornalista italiano, Indro Montanelli – l’uomo di cultura dalla parola essenziale e tagliente come una lama affilata, lui di matrice radicalmente laica – scrive con grande ammirazione del “santo” palestrinotto, padre Marella. Credevo che Montanelli fosse stato toccato dalla grande carità di questo prete, nato nella piccola isola di pescatori della laguna veneta. Montanelli ha scritto più volte di questo prete che amava veramente i poveri, il quale s’è perfino spinto a stendere la mano per chiedere l’elemosina per poter aiutare i suoi beneficiati.

Qualche tempo fa una cara creatura con cui ho condiviso per parecchi anni la splendida avventura de “Il Germoglio”, il centro polifunzionale per l’infanzia della mia parrocchia, avendo letto queste note con cui affermavo che non solo i laici, ma anche i miscredenti si inchinano di fronte agli uomini della solidarietà, essendo essi pur frati o preti, mi fece avere la biografia di questo prete, don Olindo Marella.

Sto leggendo con notevole interesse la vita di questo prete isolano, vissuto all’inizio del secolo scorso, ed ho scoperto finalmente un motivo supplementare dell’ammirazione di Montanelli: don Marella non fu solamente un uomo della carità, ma anche un uomo di cultura, un prete libero ed anticipatore del Concilio e del risveglio della Chiesa e del pensiero dei cattolici moderni, un uomo che seppe pagare in umiltà e in silenzio l’arroganza e la chiusura mentale di qualche membro della gerarchia.

Per fortuna don Marella incontrò l’arcivescovo di Bologna, mons. Nasachi Rocca, che lo accolse a braccia aperte riscattando col suo gesto la “categoria” che a suo tempo non brillò per ricchezza umana, coerenza evangelica e rispetto della persona e della coscienza altrui.

Credo che anche ai nostri giorni, nonostante la secolarizzazione, chi si nutre di libertà, di verità e di Vangelo, si impone all’ammirazione e alla stima della gente del nostro tempo, sia credente che laica.

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