La tragica vicenda di Enzo Tortora

L’ho già detto: “Rai storia”, offertami dal digitale, mi sta rubando i dopo cena. Finalmente mi pare d’aver scoperto il meglio della televisione. Anche se talvolta mi lascio andare a qualche pisolino, dovuto alla stanchezza e all’età, seguo con estremo interesse i programmi che questo canale sforna giorno dopo giorno. Sembra un flusso inesauribile di note e di filmati che mettono a fuoco avvenimenti e personaggi che avevo conosciuto fuggevolmente dalla cronaca, ma che ora i redattori del programma inquadrano in maniera approfondita e con dovizie di particolari.

La mia televisione, oltre ai notiziari, è ormai suddivisa tra la storia, l’arte e la natura. Mai avrei immaginato di poter “visitare” un’Italia così bella e così ricca di monumenti e di opere d’arte, mai avrei neanche minimamente sognato di poter scoprire mari, coste, boschi, lagune e paesaggi così belli e diversi. Sto letteralmente scoprendo il volto più bello del mio Paese.

Non tutto però quello che scopro è idilliaco; purtroppo la macchina da presa è spesso impietosa e talvolta riprende e ti mette di fronte agli occhi gli aspetti più crudi della cattiveria umana e i drammi più struggenti degli uomini del nostro tempo.

Qualche sera fa ho seguito la tristissima vicenda di Enzo Tortora. A suo tempo avevo sentito parlare delle accuse, della condanna del prestigioso presentatore televisivo, ma mai avevo sentito dalla viva voce il dolore, l’impotenza, la ribellione e la disperazione di Tortora e della sua famiglia.

La magistratura italiana, che dovrebbe rappresentare la coscienza, l’attenzione all’uomo, la sete di verità e di giustizia, credo che mai sia caduta tanto in basso nella stima del Paese.

Io non posso parlare perché non conosco i problemi della separazione delle carriere, del processo breve, della responsabilità del giudice e delle intercettazioni, però ho l’impressione che l’avere in mano il potere di decidere sulla sorte degli uomini induca facilmente all’arroganza e allo sprezzo del dolore umano, della dignità. Non ho motivo di dire che i magistrati assomiglino ai despoti, ma di certo credo che almeno ne abbiano le stesse tentazioni. Non vorrei aver mai visto il servizio su Enzo Tortora, esso mi pesa troppo sul cuore.

Da oggi pregherò ogni sera per gli innocenti e per chi deve giudicare l’uomo.

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