La bellissima testimonianza di padre Bianchi

Ho appena terminato di leggere l’ultimo volume di Enzo Bianchi, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose. Ho letto con tanto piacere e, spero, con profitto, questo volume in cui ben si coniugano una calda umanità ed un apprezzamento delle cose buone della vita con una capacità di scoprire in esse una valenza profondamente spirituale.

Non è frequente scoprire questo connubio armonioso perché l’ascetica che si rifà al passato, che spesso viaggia nella stratosfera della vita, è incapace di dialogare con la gente comune di questo nostro mondo. Sentire un monaco che s’incanta e gode della terra in cui vive, accetta la gente con la propria umanità traballante e povera di valori culturali ed ascetici, cogliendone pur tuttavia gli aspetti positivi, un monaco che assapora con gusto un buon bicchiere di grignolino, non è cosa che si incontra tutti i giorni.

Ho provato gran piacere nello scoprire che il dialogo tra lo spirito e la vita, Dio e il mondo, non solamente sono ancora possibili, ma che ci sono movimenti e comunità religiose per nulla integraliste ed in rottura con la mentalità e la società dei nostri giorni, che stanno realizzando tutto questo con grande spontaneità, convinzione e naturalezza.

Nelle ultime pagine del volume mi è parso più che mai di cogliere la particolare ricchezza spirituale di questo monaco, atipico dai cliché tradizionali, nella narrazione di un colloquio con un vecchio contadino della sua terra. L’incontro avviene tra le vigne, mentre il contadino sta potando le viti, e si conclude nella cascina con l’offerta di un bicchiere, offerta quanto mai gradita all’uomo di fede, che a sua volta regala una copia del Vangelo all’uomo della terra. L’anno dopo padre Bianchi ritorna e il vecchio gli confida che il “libretto” che lui gli aveva donato gli era piaciuto e aveva sentito Cristo vicino che l’aiutava ad un approccio più ricco e più “spirituale” con il suo lavorare nei campi.

Padre Bianchi confessa a sua volta come la testimonianza del contadino abbia aiutato lui stesso a leggere il Vangelo da un’angolatura più “terrestre”, perché s’accorge che Gesù parla di 31 tipi di piante diverse e 29 specie di animali, facendo concludere che Gesù non solo abbraccia e si immedesima nell’uomo, ma si cala completamente dentro il “mondo vero”, quello del quotidiano e della normalità del vivere.

Scoprire tutto questo non è da poco, perché accorcia le distanze tra lo spirito e la materia, e soprattutto ci fa capire che con l’incarnazione Dio s’immerge totalmente nel cuore dell’uomo e nel suo habitat esistenziale.

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