Qesta nostra società semina e abbandona sempre piò “rifiuti d’uomo”!

In due giorni ho celebrato tre funerali di concittadini senza fissa dimora. Devo ammettere che nella mia chiesa fra i cipressi giungono, più frequentemente che nelle altre parrocchie, le richieste di commiato per anziani quasi dimenticati nelle case di riposo, barboni, cittadini assolutamente non praticanti che i congiunti non si sentono di portare nella parrocchia ove sono conosciuti, persone sole, poco conosciute o da poco residenti a Mestre.

Può darsi che questa minoranza di commiati di persone che sono vissute ai margini della società sia assolutamente casuale, comunque ho la netta impressione che il numero di concittadini non inserito nella normalità del tessuto urbano sia decisamente numeroso e, peggio ancora, sia in crescita.

Come la città produce sempre più rifiuti urbani, tanto da diventare questo un grave problema, così ho l’impressione che siano in crescita anche i “rifiuti d’uomo”.

Ricordo una scena di un vecchio film, che tanti anni fa fece scalpore per il tema trattato, “Lo spretato”. Il prete, che aveva appeso la tonaca al chiodo, dopo aver passato una notte squallida in un locale notturno, esce all’alba e incontra un netturbino al lavoro: «Cosa fai?», gli chiede melanconicamente. «Raccolgo i rifiuti!» risponde quello. Ed egli, alludendo alla sua condizione disperata, aggiunge: «Non raccogli rifiuti di uomo?»

La nostra società, che presume d’esser civile, sta producendo, in maniera sempre più scellerata, “rifiuti d’uomo”. Io sto raccogliendo, spero con rispetto e amore, questi rifiuti che il mare anonimo, abbastanza disordinatamente, lascia sulla battigia, per consegnarli al cuore di Dio, essendo cosciente che il Padre del prodigo accetta a braccia aperte “il figlio” disperato e misero che ritorna. Spesso mi sento felice e fortunato di fare questo “mestiere”!

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