Don Gianni Fazzini, simbolo di un’utopia irrinunciabile

La nostra diocesi ha incaricato don Gianni Fazzini a promuovere la cultura della sobrietà, del risparmio, ma soprattutto del rifiuto dello sperpero, del consumismo esasperato e del recupero della sovrapproduzione. Il prete scelto per questo compito penso, per quanto mi è dato di conoscere, che sia la persona più adatta a promuovere questa autentica ed “impossibile” rivoluzione comportamentale.

Don Gianni, che non è più un adolescente, ho la sensazione che abbia raggiunto la pensione come prete operaio lavavetri, mi è parso che in tutte le sue imprese pastorali sia stato e sia ancora un gran sognatore, impegnato in missioni quanto mai difficili, anzi umanamente impossibili.

Guai a noi però se non ci fossero questi sognatori che perseguono con entusiasmo e generosità queste utopie! Il mondo senza gente del genere, sarebbe quanto mai statico, egoista ed indifferente ad ogni miglioramento nello stile di vita.

Mi rendo conto però che egli sia una voce nel deserto; predicare la sobrietà nei comportamenti quotidiani, quando la macchina poderosa dell’economia “costringe”, con un martellamento incessante, a consumare e convince l’opinione pubblica ad avere dei bisogni impellenti ed assoluti, quando in realtà sono assolutamente fasulli e nocivi sia per l’individuo che per la collettività.

Mi rendo conto che il confronto, tra questa voce “profetica” e il Golia tronfio e possente, può incorniciarsi solamente nel quadro dell’utopia, però sono egualmente convinto che è una fortuna per la Chiesa e la società, avere dentro di sé questo sognatore. Non sono molti nella Chiesa questi “preti folli”, ma ringrazio Dio che almeno ce ne sia qualcuno in ogni settore della vita pastorale anche se, per i più, essi sono solamente degli illusi.

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