Bossoli e candele

Nei ricordi della mia infanzia il mese di settembre era contrassegnato come “il mese dei traslochi”. Per san Martino, l’11 di novembre, quando i raccolti erano terminati, molte famiglie cambiavano di casa o di podere per i motivi più diversi. Era tempo triste. La gente caricava su un carro le poche e povere masserizie, abbandonava la terra lavorata con tanta fatica, per andare ad abitare in altre case, a lavorare in altri poderi sconosciuti. Quello di novembre era il mese di rimpianti, di sensazione di perdere un po’ del passato per affrontare situazioni comunque ignote e preoccupanti.

Mi viene da pensare che gran tempo dell’estate ormai trascorsa, il nostro Patriarca, assieme a qualche collaboratore tra i più vicini, l’abbia passato pensoso e preoccupato davanti alla grande scacchiera della diocesi, composta da 128 quadratini bianchi e neri a seconda della vitalità o dell’inerzia delle 128 parrocchie.

Il cardinale Urbani, che governò la nostra Chiesa in tempi difficili, adoperando un’immagine da sagrestia, diceva che era sempre in difficoltà perché aveva i bossoli, ma le candele non erano mai della misura giusta. Vincere questa partita a scacchi credo che sia quanto mai difficile, se non impossibile

I preti d’oggi non sono più, come si diceva una volta, dei soldati obbedienti che vanno dove comanda il capo. Le comunità non accolgono più, come un tempo, qualsiasi prete come l’inviato della Divina Provvidenza. L’incontro tra i “bossoli” e le “candele” è ormai quasi impossibile.

I preti sono pochi, molti preti veneziani sono vecchi, le parrocchie stanche e in abbandono avrebbero bisogno di pastori intraprendenti. I migliori preti dovrebbero quindi lasciare comunità ben avviate, efficienti, soprattutto conosciute, per recuperarne altre alla deriva.

Quante volte nel passato mi sono chiesto come farà il mio successore a conoscere persone tanto diverse con problematiche religiose così complesse.

Un giorno il sagrestano suonava la campana e il prete aspettava i parrocchiani in chiesa, non importava chi ci fosse dentro la lunga tonaca nera, in quel tempo era comunque il parroco, il pastore. Ora le cose non stanno più così: ogni anima è una conquista, le attese sono molteplici, una più complessa dell’altra.

Negli ultimi due mesi spesso sono passati davanti ai miei occhi quelli che ora se ne stanno andando, perdendo un patrimonio, acquisito faticosamente, di conoscenze, e quelli che stanno arrivando, con compiti impossibili. Ora non è più tempo di strategie o di progetti, ora può vincere solo la Grazia di Dio!

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