Il dramma di uno dei cari ragazzi di un tempo lontano

Qualche sera fa ho invitato a cena uno dei miei ragazzi di quel tempo che, ogni giorno di più, si fa lontano. Sono ormai legioni, i ragazzi e le ragazze che la mia vita di prete m’ha fatto incontrare. Io, fortunatamente, ho sempre avuto, finché mi sono occupato di giovani, associazioni molto numerose, tanto da esserne, oggi, quasi sorpreso, avendo più consapevolezza che nel passato, di essere un uomo esigente, che pretende al massimo, che non si lascia mai scappare nulla e che domanda sempre di più.

Ora questi ragazzi sono tutti grandi, molti sono nonni in pensione, solamente gli ultimi sono ormai nel pieno delle loro carriere professionali. Tutti hanno preso la loro strada e le strade della gente comune sono sempre tanto diverse dal viottolo impervio e solitario che un prete è destinato a percorrere. Ogni tanto ne scopro qualcuno che, fatalmente, ricorda più nitidamente il lungo prete dalla tonaca nera, di quanto io possa riconoscere i ragazzini e le ragazzine di un tempo, che si sono caricati sulle spalle trenta, quaranta, cinquant’anni, e perciò li ritrovo curvi e appesantiti.

Il “ragazzo” dell’altra sera, però, m’è sempre stato più vicino degli altri, pur non essendo, né io né lui, facili alle frasi gentili; so che ci stimiamo e ci vogliamo profondamente bene. Quel ragazzo poi, lucido, concreto, volitivo ed intraprendente, m’ha anche aiutato quanto mai nelle mie “imprese” imprenditoriali.

Pensandolo solo a casa per le vacanze, ho pensato di prendere a pretesto la cena per farmi aiutare nel mare di grane attuali, ma che non sono mai mancate nella mia vita di sognatore insanabile. Era però la sera e il momento sbagliato, un dramma grave l’aveva investito, tanto che si trovava nel pieno della tormenta. So che egli è un lottatore e che pian piano ne verrà fuori, ma credo che la ferita rimarrà insanabile e gli toglierà tanto respiro per seguirmi nei miei sogni tardivi.

Gli ho parlato di ciò che gli avrei voluto chiedere, però con poca convinzione, e forse più per non riaprire la ferita che per risolvere i miei problemi, che non sono per nulla drammatici.

Ci lasciammo a tarda sera, ossia lui uscì dal mio piccolo alloggio del “don Vecchi”, ma la sua immagine sconvolta e triste è rimasta nel mio cuore e credo che ci rimarrà per un bel pezzo.

Questa sera, mentre facevo fatica a prender sonno, mi ritornò il volto e il dramma di questo “ragazzo” e questa immagine trascinò con sé mille altri volti dei ragazzi del mio passato, dei quali non conosco la sorte e la condizione di vita, tanto che ho sentito il bisogno di raccomandarli alla Madonna, che continua ad essere la madre di tutti.

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