Il nostro compito è continuare a proporre il modello di famiglia uscito dalla mente di Dio!

Ormai non c’è quasi più famiglia, compresa la mia, che conta due fratelli ed un nipote preti e il vecchio padre che alla domenica prendeva almeno due messe ed era pronto a dare la vita per la Democrazia Cristiana, che non abbia qualcuno dei membri dell’ultima generazione sposato civilmente o convivente con qualche formula particolare.

Ogni tanto mi capita di leggere nella stampa locale o sentire in qualche intervista a carattere nazionale, le statistiche tra sposati in chiesa e sposati in municipio o conviventi in qualche modo. Ha fatto notizia il sorpasso economico ed industriale della Cina sul Giappone mentre, con mia sorpresa, non pare faccia più notizia ma sia dato per scontato, il sorpasso di matrimoni civili su quelli religiosi, ma non mi sorprenderei neppure che prima o poi la spuntassero i “matrimoni di fatto”.

A questa situazione, che coinvolge il sociale, la morale e la religione, s’aggiungono le aberrazioni della famiglia, che hanno come vessilliferi ed apripista i radicali, ai quali si accodano spesso, in buona compagnia, comunisti delle varie specie, molti elementi del PD, i repubblicani e il piccolo codazzo che si rifà ai vecchi liberali e soprattutto i massoni.

Io sono sgomento di fronte a questo fenomeno che sta travolgendo, o perlomeno minacciando paurosamente, la più umana, la più bella delle realtà, rappresentata dalla famiglia, non dico cristiana, ma la vera famiglia. Spessissimo mi domando da che cosa è nata questa catastrofe.

Annoto con curiosità ed ansia le motivazioni che sono addotte: la secolarizzazione, i valori ormai fragilissimi o scomparsi dal nostro mondo, l’insicurezza economica, il rifiuto di ciò che si ritiene formale di certe messe in scena faziose ed inconsistenti, la burocratizzazione ed i percorsi di guerra imposti dalle parrocchie, la volubilità e la corta durata dell’amore-attrazione, la moda imposta dai mass-media, la dissacrazione da parte di un laicismo antireligioso, la superficialità affettiva, l’arrendevolezza dei credenti e mille altre cose ancora.

Se la famiglia non è agonizzante, di certo è malata ed investita da una pestilenza. Io non mi sento il medico capace di curare un morbo così pernicioso, comunque sono convinto che non dobbiamo arrenderci, che come educatori di ogni livello dobbiamo proporre, più convinti di sempre, il modello di famiglia uscito dalla mente di Dio come la proposta più alta e più nobile e più corrispondente ai bisogni dell’uomo, convinti che prima o poi la natura avrà certamente il sopravvento sui pasticci dell’uomo.

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