Per fortuna ci sono poveri che aiutano i poveri, perché chi potrebbe latita

Un mese fa ho spedito, molto speranzosamente, una serie di lettere raccomandate con risposta pagata, per essere certo che esse arrivassero a chi di dovere e che nel nostro mondo tiene le chiavi della cassaforte, per chiedere un contributo a favore dei nuovi 64 alloggi per gli anziani poveri della città.

Quasi due terzi del costo li ho raccolti, o li sto raccogliendo, goccia a goccia, tra la povera gente: le persone dallo stipendio di “mille euro al mese”, quelli che hanno la pensione minima di 516 euro, e chi perfino molto meno. Supponevo quindi che chi manovra le grosse cifre della finanza pubblica ci avrebbe aggiunto, senza grande fatica – constatando ogni giorno l’infinito, ripeto l’infinito, spreco di denaro pubblico – l’ultimo tassello.

“Illusione, dolce chimera sei tu!”.
La prima risposta è stata quella dello Stato, il quale, mentre dichiara mediante il Governo e perfino mediante i suoi uscieri, quanto abbia a cura i poveri, mi dice che non solamente non è disponibile a scucire un centesimo, ma anzi pretende il dieci per cento della spesa, chiamando IVA il furto!

Lo Stato di Napolitano, di Berlusconi, di Bersani, di Di Pietro e di Bossi pretende ben trecentocinquantatremila euro (settecento vecchi milioni), perché mi fa il benevolo piacere di permettermi di aiutare i vecchi più poveri della mia città!

La Chiesa mi invita spesso a pregare per “le autorità del nostro Paese”. D’ora in poi pregherò più insistentemente e più devotamente perché il buon Dio conceda loro quel che si meritano.

Allo Stato finora ho versato già 14.500 euro, pari a quasi trenta milioni, sempre di vecchie lire, per la prima trance.

Seconda risposta in ordine di tempo e di mia speranza: Fondazione Venezia. La vecchia Fondazione della Cassa di Risparmio che per il “don Vecchi 2” aveva contribuito con l’acquisto dei blocchi cucina (mi pare con trecento milioni di vecchie lire), m’ha risposto, medianta una lettera del suo presidente, prof. Segre, che per statuto e scelte della Fondazione stessa, non può assolutamente accogliere la mia richiesta. E due!

In attesa delle altre risposte alle mie richieste – ma se dal mattino si può arguire cosa ci riserverà il giorno – credo che ci sia poco di buono da sperare.

La prima e parziale mia conclusione è questa: per fortuna a Mestre ci sono ancora i poveri disposti ad aiutare i più poveri! La seconda: mi procurerò una bisaccia da frate da cerca ed andrò di casa in casa a domandare, per amor di Dio, qualche soldino per la casa dei nostri nonni!

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