Il felice incontro con un impresario di pompe funebri, categoria spesso criticata ma che riserva sorprese

Vi sono alcune categorie di persone – non molte in verità – delle quali normalmente si parla bene – vedi pompieri, carabinieri, polizia della strada … mentre di altre categorie normalmente si parla meno bene – vedi banche, politici, finanze … ecc. Tra queste ultime categorie certamente sono annoverate le imprese di pompe funebri.

Quando la stampa parla di queste agenzie, spesso, o quasi sempre, se ne parla male. Credo che vi siano dei pregiudizi, anche se talvolta giustificati.

Anche ultimamente, sia nel meridione – regione specializzata nelle furberie – che nel settentrione – che ha la pretesa di essere più onesto – la stampa ha avuto modo di occuparsene e bollare con parole amare episodi e comportamenti. Io credo che ci sia del buono e del cattivo in ogni categoria, perciò sia giustificato il detto del nostro Veneto “Gli uomini non si prendono a mazzo come gli asparagi!”

Ultimamente, al riguardo, ho avuto esperienze diverse.

Talora ho incontrato sciatterie nei servizi e anche qualche imprenditore mai contento dei risultati ottenuti, anche se in realtà mi sembrava che avessero abbastanza lavoro e perciò non ci fossero motivi seri di lagnarsi. A me pare però che a Mestre si riscontrino raramente comportamenti negativi e che tutto sommato le imprese del settore siano serie e svolgano con professionalità e serietà il loro mestiere, così da non meritare quel certo discredito preconcetto e di maniera del quale ho accennato.

Fortunatamente anche nel settore del lutto ci sono però delle eccellenze. Appena due giorni fa un impresario mi accompagnò a Campalto per benedire delle ceneri prima di collocarle nel loculo destinato. Durante il tragitto di andata o di ritorno conversammo, com’è facile che avvenga in simili occasioni.

Fui veramente edificato e mi hanno fatto quanto mai bene le confidenze di questo giovane e modesto imprenditore del settore del lutto. Mi parlò della sua famigliola, dei suoi bambini, della sua attività che gli permetteva di vivere senza eccessive preoccupazioni economiche, pago del suo reddito pur modesto, per nulla invidioso dei suoi colleghi più fortunati, parlandomi bene di tutti e dicendo che aveva un ottimo rapporto con tutti.

Raccontava tutto con tanta naturalezza, spontaneità e semplicità che sentirlo parlare dei suoi progetti, del proposito di offrire lavoro ad un collega ch’era rimasto senza lavoro per il fallimento dell’impresa in cui era occupato, della scelta di accontentarsi, di essere in pace con tutti, di far bene il suo lavoro dando sollievo e serenità a chi lo richiedeva in occasione del triste evento, mi ha veramente edificato e fatto del bene.

M’è venuto spontaneo confrontarlo con altri imprenditori del settore con i quali il mio servizio mi mette in contatto, constatando che conosco tanta brava gente, anche in questo comparto, che fa bene ed onestamente il proprio lavoro, concludendo che l’opinione pubblica manifesta diffidenza e rifiuto verso questa categoria perché probabilmente la assimila alla realtà amara della morte, da tutti tanto paventata, e della quale si occupa.

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