La ragion di Stato non conta più della vita!

E’ morto Cossiga. La stampa e la televisione non sono state colte di sorpresa da questa ferale notizia; hanno avuto tutto il tempo per preparare servizi su servizi. In verità la gente dei mass-media è sempre molto brava e veloce nel fotografare da ogni possibile angolazione il soggetto su cui vogliono informare l’opinione pubblica.

Questa volta ci sono riusciti meglio di sempre, motivo per cui di Cossiga più niente è rimasto nascosto.

La morte di Cossiga ha pure toccato la mia sensibilità e la mia coscienza perché, tutto sommato, in tempi lontani, anche io e lui ci siamo incontrati. Io ho vissuto, come tutti gli italiani, il dramma dell’uccisione del presidente Moro, ed io a quel tempo ho parteggiato per Andreotti, ch’era il Presidente del Consiglio e per Cossiga, che era il Ministro degli Interni, due comprimari in quel dramma e in quella tragedia.

Anch’io sono stato favorevole al cosiddetto “partito della fermezza”. Ho considerato piagnucolose le lettere di Moro e non degne di una persona responsabile della sorte del Paese, perchè convinto che chi si assume il compito difficile di governare una nazione, deve aver il coraggio di sapere anche correre tutti i rischi relativi – la morte compresa – per assolvere il suo mandato. Questo l’ho anche scritto.

A quel tempo, di certo, non sapevo che quella scelta – mentre ora sento che Cossiga ne era ben cosciente – voleva praticamente dire di lasciarlo condannare a morte. Così non condivisi la scelta dei socialisti che erano invece propensi a trattare con le Brigate Rosse.

Qualche giorno fa ho letto, in un giornaletto dei missionari saveriani, due notizie che mi hanno profondamente toccato. Una era la dichiarazione di Boccelli, che raccontava che i medici avevano avvertito, tanti anni fa, una donna in attesa di un bimbo, che il suo nascituro aveva delle anomalie e le consigliarono l’aborto; quella donna era sua madre e il nascituro era lui e si confessava felice della scelta di sua madre.

La seconda notizia conteneva l’ultima lettera di Aldo Moro a sua moglie; Moro era ormai consapevole della sua fine, avendo lottato e supplicato tutti di trattare, appello rimasto inascoltato per quelle che ora anch’io credo stupide ragion di Stato.

La lettera cominciava così: «Noretta, mia adorata sposa …» e poi continuava con infinita tenerezza a parlare dei figli e a prendere amaramente commiato da loro per la barbarie dei suoi carnefici e l’insipienza dei suoi “amici”. Ora, pur da uomo della strada, e col senno di poi, capisco che le Brigate Rosse obiettivamente non costituivano un pericolo per la nazione, pur essendo un cancro civile che doveva essere sradicato.

Oggi più che mai io sono comunque e sempre per la vita e diffido più che mai della retorica, delle ragion di Stato e delle frasi o prese di posizione altisonanti ed irresponsabili. L’uomo va tutelato sempre e prima di tutto, con buona pace di Francesco Cossiga e di quanti l’hanno sostenuto, io compreso!

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