Il punto sui Centri don Vecchi

La soluzione di alloggi accessibili anche agli anziani più poveri, e con qualche lieve servizio di supporto, per almeno un decennio si è dimostrata una soluzione ottimale, non solo innovativa, ma pure pilota nei riguardi delle residenze per la terza età.

Mezzo mondo è venuto a vedere i “Don Vecchi”, ad informarsi su questo nuovo modello che egregiamente allontana il tempo della casa di riposo, offrendo una maggior qualità di vita e a costi infinitamente minori, tanto che in più luoghi si sono create strutture simili.

Ma il nostro mondo corre molto in fretta, sicché ogni giorno mi convinco sempre più che la soluzione ha bisogno di aggiornamenti abbastanza consistenti e per nulla marginali. I motivi sono questi:

1) I residenti si accorgono e approfittano di tutti i vantaggi come fossero non il frutto di sacrifici di qualcuno, ma loro diritti sacrosanti.
2) Con mille sotterfugi tentano di beneficiare dei costi bassissimi per metter via o, più ancora, per poter aiutare figli o nipoti.
3) Abbastanza presto si accorgono degli aspetti convenienti, se ne approfittano a piene mani, ma sono molto restii ad una collaborazione generosa.
4) I figli sono sacri, guai disturbarli perché lavorano, han diritto di riposarsi, andare in vacanza; mentre pretenderebbero che giorno e notte la direzione provvedesse ai loro bisogni. C’è stato perfino chi avrebbe preteso che vendessimo i quadri per pagare più personale a loro servizio.
5) Naturalmente per via degli acciacchi e l’età avanzata quasi tutti scoprono prestissimo la previdenza offerta da Comune e Regione, intascano silenziosamente e poi, altrettanto silenziosamente versano in banca o, più ancora, ai figli.
6) Il ricorso alle badanti, pagate in nero, è una tentazione; infatti le lingue prevalenti al don Vecchi sono il rumeno, il moldavo e l’ucraino.
7) Infine, il passare degli anni ha innalzato non solamente l’età media, ma soprattutto gli acciacchi ed ha diminuito l’autonomia.

Ormai venti-trenta dei nostri anziani avrebbero bisogno della casa di riposo, ma le esistenti non hanno posti disponibili. Il Comune insiste, per motivi sociali ed economici, per la domiciliarità al “Don Vecchi”, offrendo una qualche ancora incerta disponibilità a far gestire dal Centro il costo dei servizi che esso eroga agli anziani. Questa soluzione esige scelte notevoli, assunzioni di responsabilità maggiori, modifica dello statuto e soprattutto il consenso dei singoli residenti.

Speriamo che il tempo porti consiglio e che a settembre siamo in grado di fare le scelte più opportune.

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