“le corti” e il Vangelo, un rapporto un po’ difficile!

Al mattino ascolto sempre, non perché mi interessi troppo, ma perché l’orario della rubrica coincide con il tempo che dedico alla toilette personale e al rifacimento del letto, “Il santo del giorno” di Rai uno, tenuta dal prelato mons. Cosmo Francesco Ruppi. E’ una rubrica di cui sono poco entusiasta perché è sempre un po’ ampollosa e convenzionale. A parere di questo ecclesiastico, i nostri “vecchi santi” raccolgono ancora grandi simpatie dalla nostra gente e il loro culto è ancora in auge, mentre in realtà essi sono purtroppo relegati nelle guide turistiche delle chiese in cui sono sepolti o di cui sono titolari.

Qualche giorno fa tirai le orecchie sentendo che proprio in quel giorno si celebrava san Celestino V, definito in maniera un po’ sprezzante da Dante, che ebbe motivi in realtà futili, d’avercela col suo successore Bonifacio VIII, “il Papa del gran rifiuto”. Il cronista raccontò sommariamente la storia ufficiale di questo Papa che, unico fra tutti i Papi, rinunciò al soglio pontificio per ritirarsi a pregare in solitudine.

Io non ho mai dedicato tanto tempo ed attenzione a questa vecchia storia, conosco solamente le vicende che vennero prima, durante e dopo questo povero diavolo di Papa, attraverso il volume di Silone “L’avventura di un povero cristiano”. Silone, socialista, pur non intruppato nella disciplina del partito, è rimasto sempre un po’ anticlericale, anche se accolto amorevolmente da don Orione tra i suoi orfanelli.

Mentre sentivo il racconto convenzionale del prete che redige la rubrica, mi venne in mente un episodio del racconto di Silone che scrive che portarono a firmare una serie di documenti a Papa Celestino. Egli pretese che lo si informasse sul contenuto e il segretario gli disse, con candore curiale, che si trattava dell’aumento del tariffario che si praticava nei bordelli degli Stati Pontifici! Povero Celestino! Santo, semplice e povero come era, come poteva coniugare la sua aspirazione ad essere un autentico discepolo di Gesù, con un mondo che era avvezzo a tutti i compromessi?

S’è spento da poco il clamore dello scandalo del vescovo Marcincus e siamo nel 2000, non ai tempi di Celestino, ed ora si parla già di un altro filone di intrallazzi finanziari che pare abbiano a che fare con le banche vaticane! Non so se il Vaticano abbia sfornato tanti santi tra i suoi monsignori, funzionari di curia, ma di certo mi pare che ci sia una qualche difficoltà tra “le corti”, siano pure ecclesiastiche, e il Vangelo.

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