Ancora primavera

Sto provando un sentimento di struggente ebbrezza nel potermi immergere in questa splendida primavera, da un lato un po’ immalinconita per la pioggia e perfino gli acquazzoni frequenti, ma resa più splendida e regale perché il clima ha favorito lo sbocciare di tutti i fiori, il verde cupo nei prati e lo splendore di ogni pianta in fiore.

Io che sono un amante della musica classica, mi sono sentito veramente coinvolto dalle più splendide melodie espresse dai colori, ora tenui ora intensi, di questa impareggiabile stagione primaverile.

Quante volte sono rimasto estasiato da tutti i colori, da tutti i toni della tavolozza. Tante volte m’è sembrato di avvertire le tenui e dolcissime note della Pastorale di una ouverture di Rossini, o ammirando i papaveri scarlatti nei campi adiacenti l’ospedale dell’Angelo, m’è parso d’essere coinvolto dall’Inno alla Gloria di Beethoven, o ammirando il prato verde cupo, tutto trapunto dalle bianche e piccole margheritine di campo, m’è parso che da esso emergessero le soavi ed incantate note della Sinfonia del Nuovo Mondo di Dvoràk.

Quante volte, vedendo il rapido succedersi di alberi con fiori di ogni foggia ed ogni colore, non ho sentito la danza brillante e suadente di Ciaikovski, e quante volte, vedendo prati ricchi di una sinfonia di colori diversi, ma sempre armoniosi, non ho avvertito il tintinnìo di campanelli del nostro caro Wolf Ferrari.

La natura in questi giorni esprime la più profonda e coinvolgente delle sinfonie, con note larghe e suadenti e talora con guizzi dai colori strani ed intensi, che suonano come da solisti in questa meravigliosa orchestra che canta la gloria di Dio e il suo infinito amore per noi, sue creature, facendoci incontrare in ogni angolo della nostra terra il segno della sua infinita dolcezza.

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