Qualche giorno fa, con un gesto di squisita gentilezza, un mio “compagno di sventura” m’ha fatto visita al don Vecchi assieme alla moglie, il cognato e due altre cognate.
La sorte ci ha assegnato la stessa camera e per una decina di giorni siamo convissuti nello stesso luogo, lui per la prostata ed io per il rene. Il “nemico” oggi non dà tregua e continua a “sparare sul mucchio”, a chi tocca tocca!
Durante le ore infinite, perché in ospedale le ore non durano solamente sessanta minuti, ma eternità, abbiamo avuto modo di scambiarci qualche confidenza e di parlare del mondo da cui provenivano e del quale ci occupiamo. Usciti ambedue un po’ malconci, qualche telefonata ha mantenuto aperto il dialogo tanto da spingere questo “amico di sventura” a farmi una visita assieme ai suoi famigliari al don Vecchi.
L’incontro è iniziato con la partecipazione alla messa in cimitero, con la visita al Centro e all’indotto dei magazzini per gli indumenti e dei mobili e col pranzo assieme ai miei colleghi anziani.
Io sono ormai abituato alla vita negli ambienti del don Vecchi, sono orgoglioso della struttura che è certamente leader nel settore degli alloggi protetti, do per scontata la galleria di quadri, i mobili in stile, ma mi ha particolarmente reso felice il senso di sorpresa e di ammirazione di chi viene pensando di trovare una casa di riposo maleodorante, sciatta e convenzionale, scoprendo invece un “albergo di qualità”. È stato così anche per i miei amici padovani, ma spero e voglio che sia così almeno fin che io avrò respiro per imporlo! I nostri vecchi meritano questo e altro!