Tornare alla sorgente

Molti anni fa ho letto il bellissimo libro di Ignazio Silone sulla vita e sulla rinuncia al pontificato di Celestino V°, “L’avventura di un povero cristiano”.

Ho l’impressione che il testo di Silone, cristiano senza chiesa e socialista senza partito, come amava definirsi, sia un po’ romanzato, comunque l’autore abruzzese fa delle affermazioni veramente significative e racconta episodi che fanno pensare su questo papa ch’ebbe “la velleità” di essere autentico cristiano, ossia vero discepolo di Gesù. Non so se il discorso e le affermazioni di questo letterato sulla vita ascetica di celestino V°, che fece il “gran rifiuto”, siano rispettose della storia, io sono propenso a crederlo, sapendo quanta fatica Francesco d’Assisi fece per ottenere dal pontefice l’approvazione della sua regola che si rifaceva al dettato letterale del Vangelo.
Umberto Eco nel suo grandioso romanzo “In nome della rosa” scive pagine su pagine sulle difficoltà che gli alti prelati della chiesa facevano ai gruppi di cristiani radicali che si rifacevano alla parola viva e diretta del Vangelo.

Tornando a Silone ricordo una frase che mi ha sempre aiutato e mi ha fatto molto del bene: “Altro è aprire il rubinetto e veder scorrere l’acqua, altro è andare alla sorgente e veder scaturire la polla d’acqua limpida e fresca iniziare il suo lungo cammino verso la valle”.

Pensando a questa immagine mi capita spesso di sentire il desiderio e il bisogno di andare al Vangelo, sorgente del pensiero di Cristo, perché là trovo la freschezza del messaggio, mentre la prassi, il libro, la mediazione culturale hanno impoverito e banalizzato il mistero della “buona notizia”!

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