24 ore sono troppo strette!

Ora, che ho ripreso la vita normale, non appena risvegliato dal sonno irrequieto della notte, mi capita di enumerare, come in una rapidissima videata, gli impegni della giornata e mi nasce immediata la preoccupazione di non riuscire a farceli stare tutti dentro nelle ore a disposizione.

In questa stagione della vita la giornata lavorativa s’è fatta più breve.
Spesso mi viene da confrontare il mio vivere quotidiano alla regola di S. Benedetto: otto ore per la preghiera, otto ore per il riposo ed otto ore per il lavoro.

Io, confesso, pur essendo un ammiratore entusiasta del monaco di Norcia, non riesco, come vorrei, ad inquadrare la mia vita nello schema limpido e lineare di S. Benedetto. Le mie giornate, pur seguendo un programma che mi prefisso, trasbordano e si mischiano, motivo per cui non sempre riesco a vivere nel giusto equilibrio.

Certamente qualcosa dipende da me, ma in gran parte sono pure gli altri a costringermi a rompere i pur ritenuti giusti equilibri.

Io non so come riuscissero a programmare il tempo i monaci dei cenobi benedettini e soprattutto come riescono a farli oggi i “relitti” di questo ordine religioso!

Sia che stia pensando alla mia anima, sia che sia dedito al mio “lavoro” il campanello della porta, telefono e telefonino continuano ad interrompermi.

Da un lato vorrei essere disponibile a chi bussa alla porta della mia vita e dall’altro lato le chiamate mi impediscono di portare avanti i miei impegni con la necessaria calma e serenità.

Ora poi che non riesco più a disporre, a motivo dell’usura dell’età, del dopo cena, vivo con sempre maggior preoccupazione di non far star dentro in un tempo inferiore delle 24 ore, sulle quali S. Benedetto aveva calcolato la sua regola di vita, quanto ritengo dovrei riuscire a fare. D’altronde penso che la gran parte dei miei concittadini si trovino nelle medesime condizioni e perciò scelgo di condividere la loro sorte.

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