Una splendida dimostrazione d’amore

Normalmente tento di contattare personalmente i familiari dei defunti dei quali faccio il funerale. Non è certo mio costume tessere il panegirico del morto, perché tento sempre di inquadrare il commiato alla luce della fede e della speranza cristiana e soprattutto mi impegno che l’evento costituisca una breve catechesi sui “novissimi” ossia sulle ultime realtà: morte, giudizio e paradiso.

Quando celebro il funerale mi ricordo sempre una massima che papa Roncalli era solito ripetere quando era nostro patriarca a Venezia: “Ricordati delle ultime cose e non perirai in eterno!”. Gli uomini d’oggi non mi paiono molto interessati a queste grandi verità, ma ciò non mi scoraggia, anzi mi impegna ad una catechesi il più possibile convincente, perché non sono molte le occasioni che la vita mi offre per questo discorso. Ciò detto, è per me buona norma avere, seppure una minima conoscenza del “caro estinto” per non pronunciare parole improprie che rovinino l’opportunità di questo “momento di grazia”.

Normalmente tutti dicono del loro caro le stesse cose: era altruista, faceva del bene, non era praticante ma credeva a modo suo in un Supremo! Spesso sono discorsi frettolosi perché la gente del nostro tempo ha fretta di concludere presto “il tempo del lutto”. Talvolta però fortunatamente non è così, si avverte un dolore vero, una onesta ricerca, e vengono messi in luce i valori che hanno informato la vita del congiunto scomparso.

Qualche giorno fa una figlia che mi ha parlato con tanto affetto di suo padre e pensando di non riuscire a fornirmi uno schizzo esatto della personalità bella e positiva di suo padre, concluse il discorso dicendomi: “Me lo tratti bene, don Armando, mio padre!”. Come non sognare che avvenga sempre così. Purtroppo ciò avviene se non raramente, non molto spesso!

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