Il mio patrimonio sono i poveri

È arcinoto il racconto che ha per protagonista il diacono Lorenzo. La comunità cristiana a Roma era nata da poco, e già da subito essa aveva sviluppato la dimensione evangelica della solidarietà e dell’aiuto ai poveri. I responsabili della comunità avevano deputato il diacono Lorenzo ad occuparsi dei poveri che erano assai numerosi anche nella Roma imperiale. Lo spirito di carità che caratterizzava il vivere dei primi cristiani, infatti era identificato con la stupenda espressione: “Coloro che si amano”, forse le elargizioni ch’essi ricevevano dai fedeli e che a loro volta essi facevano, destarono l’avidità della burocrazia statale, mai sazia di denaro da incamerare e da sperperare, così che il prefetto intimò a Lorenzo di versare allo Stato i tesori della chiesa nascente. È arcinoto che dopo alcuni giorni Lorenzo presentò a suddetto funzionario una vera folla di miserabili.

Che bello il pensiero che i poveri siano il vero tesoro della chiesa, il segno delle sue scelte e della sua fede. È consolante che anche oggi vi sono dei “tesori” veramente splendidi sparsi qua e là nella chiesa di Dio, ma è anche purtroppo vero che vi sono molte comunità cristiane che a questo livello sono indigenti e talvolta miserabili, perché i poveri non sono più il loro patrimonio più prezioso.

A questo riguardo per grazia di Dio e per fortuna mi sento ricco ed orgoglioso di questo “patrimonio” prezioso, infatti non credo che ci siano parrocchie, organizzazioni ecclesiastiche ufficiali o Caritas di alcun genere in cui circolino i poveri a centinaia quanto al “don Vecchi”. Di questo sono veramente orgoglioso e felice!

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