Quando arriva il tempo di decidere…

L’ultimo mestiere che io avrei potuto fare è il diplomatico. Credo che il diplomatico debba osservare, tacere, dire senza dire, arrotondare gli spigoli delle parole e delle argomentazioni, sorridere, inchinarsi, chiudere in cassaforte le sue intenzioni, le sue reazioni, i suoi convincimenti, attendere, far buon viso a cattivo gioco, trastullarsi nei salotti parlando di mille facezie lasciando fuori dalle dimore dorate i problemi veri, le sofferenze e le attese della gente.

In questo ultimo tempo, di fronte a qualche difficoltà, che avevo tentato di risolvere con qualche cambiamento marginale, c’è stata una reazione imprevista come se io mi trastullassi con dei cambiamenti capricciosi e poco motivati.

Siccome ci tenevo quanto mai, che con le realtà che mi sono vicine, vi fossero rapporti non solo cordiali, ma anche amichevoli e collaborativi, ho tentato con tutte le mie forze di pazientare, di dimostrare che non volevo danneggiare alcuno, ma nel contempo risolvere qualche problema interno che gli altri non potevano conoscere nè avere elementi per redimere. Poi forse per la mia assoluta mancanza di risorse diplomatiche, ho dovuto dire con franchezza “Qui il capo sono io e solo io ho la facoltà di decidere, piaccia o non piaccia!”

Mi è costato ma l’ho dovuto dire! Le mie gatte me le pelo io!

Non ho la pretesa di essere né il migliore, né il più saggio e neppure ho l’arroganza d’essere l’unico a saper fare il mio mestiere. Sono disposto a mettermi da parte al più piccolo cenno e in qualsiasi momento e di lasciare la barra ad un altro capitano, ma finchè rimango al posto di comando le decisioni le prendo io, assumendomene ogni responsabilità. Così ho sempre fatto e così continuerò a fare piaccia o non piaccia.

Io non ho stima alcuna di chi rimane in balia dei consigli e non ascolta la sua coscienza.

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