Ma io, sarò ancora adeguato?

Io non credo per nulla ai sogni premonitori di eventi, nè mi convincono quei racconti di certuni che ti garantiscono con grande sicurezza di aver appreso nel sogno quello che poi è avvenuto realmente. Può essere che talvolta si realizzi in qualcosa di temuto e di sperato, ma questo fa parte di quel mondo delle ipotesi che sorreggono inutilmente i giocatori all’enalotto!

Mi capita invece ogni volta che sogno di domandarmi quale sia il motivo e spesso scopro la genesi del sogno; esso si rifà sempre ad un discorso, o ad un fatto, od uno stato d’animo provato precedentemente.

Ultimamente ho sognato più volte situazioni in cui mi era stato affidato un compito che non ero in grado di svolgere, non ero preparato, non ero all’altezza della situazione, tanto da sentirmi a disagio, a cercare inutilmente delle soluzioni onorevoli senza riuscire a trovarle.
In questi casi il risveglio lo vivo sempre come una liberazione da un incubo!

Allora più volte ho cercato di analizzare la genesi e la spiegazione di questo mio sognare imprese e compiti più grandi delle mie possibilità.

Come l’ebreo Daniele della Bibbia, mi sono dato la spiegazione dell’evento onirico che si ripete con immagini e situazioni diverse.

Gli ultimi anni da parroco li ho vissuti con l’angoscia di non essere più capace di interpretare e guidare il mondo nuovo. Mi sentivo spiazzato, superato dalla vita, tanto che ho insistito quanto mai per la pensione, non tanto per la fatica e la responsabilità; ma per la paura di non riuscire a dare risposte adeguate alle nuove problematiche pastorali.

Ora, ad ottant’anni, provo la paura di non aver più la capacità di rispondere alla fiducia che i fedeli mi offrono tanto generosamente.

L’avere alla domenica una chiesa gremita per l’Eucarestia mi fa felice, ma nello stesso tempo mi fa paura per il timore di deludere le giuste attese e di mortificare il messaggio cristiano che mi è stato affidato.

Spesso mi vengono in mente due belle figure, a questo proposito, quella di Reagan, che incalzato dal Parkinson, si accomiata dalla nazione e si rifugia nell’assoluto anonimato della vita privata e quella, meglio ancora, del vecchio Simeone che prega: “Ora Signore i miei occhi possono chiudersi in pace perché ho visto la mia salvezza!”

Mi rendo conto che per me soluzioni del genere sarebbero troppo esagerate, ma l’uscire di scena è un problema che continua a tormentarmi!

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