Riflessioni sull'”Ordo Virginis”

Non c’è da meravigliarsi se anche nelle cose che riguardano lo spirito e le scelte esistenziali più impegnative, che esprimono la nostra lode col creatore, faccia capolino perfino “la moda”.

In questi ultimi tempi anche la nostra diocesi può vantare di aver anch’essa il cosi detto “ordo virginis”, ossia un gruppetto, seppur sparuto di ragazze, più o meno giovani, che si consacrano al Signore rinunciando, pur avendone probabilmente l’occasione, a farsi una famiglia. A Venezia di donne di questo genere ne abbiamo fortunatamente di ogni specie, non a decine ma a centinai e centinaia, alcune di loro si dedicano ai vecchi, altre agli ammalati, ai disabili, ai bambini, alla preghiera, all’apostolato, alle carceri, alle parrocchie, ad ogni genere di bisogni fisici, psicologici, morali e sociali. Tutte creature che hanno rinunciato ad un amore personale, pur legittimo e santo, per offrire il meglio del loro cuore di donna a chi ne ha bisogno e non avrebbe mai potuto aspettarsi dono così grande e sublime.

lo sono ammirato e ritengo semplicemente meraviglioso e sublime questo dono da parte di tante anime generose che han fatto questa scelta. Senza togliere nulla all’importanza di queste tre nuove vergini non vorrei però che ci fosse neppur la più piccola discriminazione nei riguardi delle vergini senza pantaloni, con le cuffie o con le rughe. Questo sarebbe ingiusto e sacrilego!

C’è poi una seconda osservazione che mi disturba un pochino e mi fa sentire certi termini odorare di riflusso, di restaurazione e di passato!

Per me la verginità non ha proprio nulla a che fare con un fatto fisico, questo sa ancora di barbaro, di medioevo! Questo concetto di verginità è non solo superato, ma insignificante! La verginità è il profumo dell’animo femminile, una vergine che non sappia amare, sorridere, farsi amare, che non sappia o non voglia donarsi, che abbia paura di spendersi, che non sogni, che non canti e che non creda negli uomini, non si mette in gioco e che non faccia riflettere tutta la grazia della sua femminilità è una vergine fallita. Nella Chiesa oggi ci sono perfino troppe etichette senza controvalore, o con contenuti scaduti, o con soluzioni “placebo”. Mi auguro che le vecchie e nuove vergini veneziane si scelgano come modello Maria di Magdala perché questa è uno dei modelli più convincenti anche oggi!

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