Quelle 17 chiamate senza risposta…

Io non ho nessuna dimestichezza con il computer, pur riconoscendogli una grande utilità, ed anche poca dimestichezza con il telefonino.

Questo piccolo aggeggio è certamente utile, ma ti toglie anche qualsiasi possibilità di avere momenti di intimità, perché ti perseguita ogni momento e in qualsiasi luogo, e poi ha il potere di irritarmi, incontrando in ogni dove un mondo di uomini e donne che sembrano dover dirigere una grande azienda o governare un intero esercito.

Neanche il capitano di un transatlantico è così impegnato a comunicare ogni momento con una infinità di interlocutori.

Alla mia età poi facilmente si è smemorati, si dimenticano chiavi, appuntamenti, nomi, numero di telefono e quant’altro e fra tutta questa mercanzia che ti avviluppa come una ragnatela c’è pure il problema del telefonino.

Se lo tengo in tasca mi capita che nel bel mezzo della predica sento la nota musichetta, che è più insistente della voce della coscienza, se lo metto in qualche luogo prima di dire messa e di fare qualche altra cosa inerente al mio ministero, mi accorgo spesso di dimenticarlo, ricevendo poi i rimbrotti della gente che mi aveva inutilmente cercato.

L’altro ieri mi sono dimenticato il telefonino nella sagrestia della cappella del cimitero, per recuperarlo solamente quando ci sono ritornato per la messa delle 15.

In tutto tra dimenticanza e ritrovamento, saranno passate 3-4 ore. Quando sono ritornato ho aperto lo sportellino e mi si presenta burbero un ammonimento: “17 chiamate senza risposta!”

Mi sono sentito come un piccolo alunno sorpreso dal maestro con le dita nel naso! Passato il primo momento di sorpresa e di smarrimento, ho cominciato a filosofeggiare: come ho fatto a vivere per ben quattro ore senza i suggerimenti, le richieste o le informazioni di ben 17 persone? E come han fatto loro a sopravvivere senza le mie risposte? Per poi soggiungere “E come hanno fatto gli uomini a vivere per 40 – 50 – 100 o mille secoli senza telefonino?

Ho letto nella meditazione di qualche giorno fa, che è inutile e dannoso pretendere di condizionare il corso degli eventi, perché di queste cose se ne occupa il buon Dio!

Ricordo il vecchio canonico di San Marco, Monsignor Silvestrini, morto quasi a cent’anni, che passando davanti ad un cinema di Venezia, con un certo sarcasmo e disprezzo disse: “Ecco una realtà di cui io posso fare a meno!”

Io non voglio essere così radicale, ma non voglio neppure che il telefonino mi riduca in schiavitù! Amo troppo la mia libertà per perderla per un telefonino! Tanto poi credo che i 17 che mi hanno chiamato in quella mezza mattinata, siano sopravissuti senza che io avessi risposto al telefonino! Ed io pure non sono vissuto peggio senza rispondere a 17 telefonate!

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