Pensieri guardando oltre il campo…

Ho sognato e tentato di far rassomigliare il don Vecchi ad un paese.
L’organizzazione della vita comunitaria, i servizi, l’amministrazione e perfino la toponomastica si rifanno alla tipologia di un piccolo borgo.

Un tempo ho perfino pensato di riferirmi ad essa chiamandola “la seniorcity di Mestre” una specie di “città dei ragazzi” diventati anziani, ma tutto sommato mi sono accorto che pur rimanendo una realtà a sé stante, risulta sempre come un qualcosa di artificiale, manca quell’amalgama di elementi che fanno di un gruppo di uomini e donne un qualcosa di composito e di complementare che faccia del gruppo una comunità vera che interagisce, opera, produce e vive una vita piena.

Perciò quando mi affaccio al mio terrazzino e guardo oltre il grande campo che separa dalle ultime propaggini della città, ho la sensazione che là cominci il mondo vero con le sue problematiche e m’accorgo di esserne separato quasi escluso, impotente ad intervenire partecipando ai consessi in cui si discute, si cerca e si decide.

Dalla mia riva, guardo, mi preoccupo, mi indigno, talvolta progetto e sogno ma avverto di non esserne più parte viva, con la possibilità di influenzare le soluzioni da prendere.

Sono i momenti in cui avverto più che mai un senso di impotenza ed in cui sento i limiti della vecchiaia, sento che il cuore va al di là della trincea, ma che la condizione e le forze non mi permettono di fare il balzo.

Ora ho tutto il tempo, forse troppo tempo per sognare come impostare affrontare il problema dei giovani, del mondo del lavoro, quello dell’informazione e di rodermi nel constatare che quella chiesa giovane, vivace, intraprendente che sogno è invece lenta, pigra, sonnacchiosa e rassegnata!

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