Originali variazioni liturgiche

Ho partecipato recentemente come concelebrante, ad un funerale che si è tenuto in una delle trentadue parrocchie della nostra città.

Il celebrante, da quanto ho potuto constatare durante la funzione, fa parte a quell’ormai numeroso gruppo di sacerdoti che avvertono un bisogno irrefrenabile di operare dei piccoli o grandi cambiamenti nella liturgia ufficiale adottata dalla chiesa per la celebrazione della Santa Messa. Ci sono anche dei preti che si permettono delle variazioni che riguardanono la sostanza. Ho sentito di un prete olandese che buttava alle galline i frammenti delle Ostie che aveva consacrato durante la messa, ritenendo che fosse importante il segno della ripetizione della formula detta da Gesù durante l’ultima cena, ma probabilmente non accettava per nulla la dottrina della chiesa sulla presenza eucaristica di Cristo. Altri preti invece si permettono della trovate più di forma che di sostanza. Mi è stato riferito di un collega che prima della messa mandava un chierichetto dal fornaio a comperare mezzo chilo di pane che poi lui consacrava durante la messa.

A questo mondo purtroppo o per fortuna, siamo di tante teste!

Io sono per una applicazione abbastanza rigida delle forme liturgiche, perchè penso che la convinzione interiore del sacerdote dia pregnanza da sola al segno sacro.

Per venire all’ultima esperienza, il celebrante si permise delle varianti di poco conto, che mi sembravano più un vezzo che una scelta ideologica.

Quello che mi sorprese però non più di tanto fu il fatto che durante il funerale, in cui la norma non impone la recita del credo, disse all’assemblea fatta di tutti vecchi come me, “Ora, recitiamo il credo che è il segno della nostra fede, mettendo la mano sul cuore come quando si canta l’inno nazionale: “Fratelli d’Italia” la cosa nè mi turbò nè mi scandalizzò, pur portandomi la fantasia sul prato verde della Casa Bianca, ed accomunandomi a Bush o ad Obama, piuttosto che a Tommaso che si prostra dicendo “Dio mio e Signore mio!”

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