Da ”SAN NICOLÒ E SAN MARCO” – 4 febbraio 2018

Da SAN NICOLÒ E SAN MARCO – 4 febbraio 2018
settimanale della comunità cristiana di Mira

Questo settimanale, come molti altri periodici parrocchiali, è costituito solamente da un foglio A4 scritto avanti e retro, però è così ben strutturato che offre molte cose seppur in uno spazio ridotto.

La facciata si apre con una bella foto con una didascalia carica di un messaggio quanto mai incisivo. La seconda facciata è occupata da un brano di omelia di Papa Francesco, testo abbastanza breve che si legge sempre facilmente e volentieri. La terza facciata rappresenta “il cuore” del foglio, con tre riflessioni quanto mai sagge, positive e cristiane del parroco don Gino. Credo che questa soluzione dovrebbe essere adottata da ogni parroco per “umanizzare” il foglio e per creare un ponte tra il pensiero cristiano e il sentire del nostro tempo.

La quarta facciata è dedicata alla cronachetta parrocchiale con notizie, resoconti e appuntamenti sempre ordinati e concisi. Segnalo, a mo’ d’esempio “La parola del Papa”, “Gli appunti di don Gino” e “Nuovi chierichetti”, l’aiola fiorita della parrocchia.

don Armando

La parola del Papa

Continuiamo oggi le catechesi sulla Santa Messa. Dopo esserci soffermati sui riti d’introduzione, consideriamo ora la Liturgia della Parola, che è una parte costitutiva perché ci raduniamo proprio per ascoltare quello che Dio ha fatto e intende ancora fare per noi. E’ un’esperienza che avviene “in diretta” e non per sentito dire, perché «quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella parola, annunzia il Vangelo». E quante volte, mentre viene letta la Parola di Dio, si commenta: “Guarda quello…, guarda quella…, guarda il cappello che ha portato quella: è ridicolo…”. E si cominciano a fare dei commenti. Non è vero? Si devono fare dei commenti mentre si legge la Parola di Dio? [rispondono: “No!”]. No, perché se tu fai delle chiacchiere con la gente non ascolti la Parola di Dio. Quando si legge la Parola di Dio nella Bibbia – la prima Lettura, la seconda, il Salmo responsoriale e il Vangelo – dobbiamo ascoltare, aprire il cuore, perché è Dio stesso che ci parla e non pensare ad altre cose o parlare di altre cose. Capito?… Vi spiegherò che cosa succede in questa Liturgia della Parola.

Le pagine della Bibbia cessano di essere uno scritto per diventare parola viva, pronunciata da Dio. È Dio che, tramite la persona che legge, ci parla e interpella noi che ascoltiamo con fede. Ma per ascoltare la Parola di Dio bisogna avere anche il cuore aperto per ricevere le parole nel cuore. Dio parla e noi gli porgiamo ascolto, per poi mettere in pratica quanto abbiamo ascoltato. È molto importante ascoltare. Alcune volte forse non capiamo bene perché ci sono alcune letture un po’ difficili. Ma Dio ci parla lo stesso in un altro modo. [Bisogna stare] in silenzio e ascoltare la Parola di Dio. Non dimenticatevi di questo. Alla Messa, quando incominciano le letture, ascoltiamo la Parola di Dio.

Abbiamo bisogno di ascoltarlo! E’ infatti una questione di vita, come ben ricorda l’incisiva espressione che «non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». La vita che ci dà la Parola di Dio. In questo senso, parliamo della Liturgia della Parola come della “mensa” che il Signore imbandisce per alimentare la nostra vita spirituale. E’ una mensa abbondante quella della liturgia, che attinge largamente ai tesori della Bibbia, sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, perché in essi è annunciato dalla Chiesa l’unico e identico mistero di Cristo. Desidero qui ricordare anche l’importanza del Salmo responsoriale, la cui funzione è di favorire la meditazione di quanto ascoltato nella lettura che lo precede. Ho sentito che qualcuno, se c’è una notizia, legge il giornale, perché è la notizia del giorno. No! La Parola di Dio è la Parola di Dio! Il giornale lo possiamo leggere dopo. Ma lì si legge la Parola di Dio. È il Signore che ci parla. Sostituire quella Parola con altre cose impoverisce e compromette il dialogo tra Dio e il suo popolo in preghiera. Al contrario, [si richiede] la dignità dell’ambone e l’uso del Lezionario, la disponibilità di buoni lettori e salmisti. Ma bisogna cercare dei buoni lettori!, quelli che sappiano leggere, non quelli che leggono [storpiando le parole] e non si capisce nulla. E’ così. Buoni lettori. (Udienza 31 gennaio)

Appunti… di don Gino

RICORDARE

Siamo totalmente immersi nel presente e facciamo fatica a ricordare il cammino che abbiamo percorso sotto lo sguardo dell’amore del Signore. Ricordare diventa, allora, un esercizio che dà serenità e gioia anche di fronte alle proprie debolezze e alle pagine amare della vita. Ricordare è scoprire che la vita non è un’insieme di fogli sparsi, che un colpo di vento potrebbe spazzare via, ma che questi fogli sono legati con uno spago robusto che per noi credenti rappresenta l’amore del Signore e sono contenuti in una robusta copertina che rappresenta la sua misericordia. Anche le pagine bianche che non conosciamo ancora. Dà un senso di grande pace interiore sapere e credere che tutti i passi della vita sono stati accompagnati da questo grande amore e da questa grande misericordia che avvolge tutte le nostre fragilità e le nostre debolezze. Se la pagina attuale della nostra vita presenta qualche fatica e qualche difficoltà, è bello ricordare che come il Signore ha accompagnato tutte le pagine della vita già scritte, così non mancherà di donare la sua presenza e la sua forza anche per l’oggi e il domani.

IL SILENZIO

Gli esercizi spirituali offrono un tempo prolungato di preghiera, accompagnato da un grande silenzio che si estende per tutto il giorno, compresi i pranzi. Il silenzio può rappresentare una fatica per chi non ci è abituato, ma poi, un po’ alla volta diventa un clima che permette la preghiera e soprattutto offre al Signore l’occasione per parlarci, perchè questo Lui desidera e ne ha tutto il diritto. Di solito parliamo sempre noi. Offrirgli la possibilità di lasciarci dire da Lui una parola è un dono prezioso. E il Signore ha un’unica parola da dirci, perchè non ama fare lunghi discorsi. E la parola è questa: “Ti voglio bene, mi sei caro e prezioso, desidero che tu possa cogliere questa certezza e che essa possa accompagnare tutti i tuoi passi”. Ascoltavo questa Parola del Signore mentre passeggiavo lungo la spiaggia. Anche lo sciabordio delle onde era talmente leggero e delicato da non sciupare questo silenzio prezioso che auguro a tutti di poter sperimentare. Questo è l’esercizio più bello e più importante degli “esercizi spirituali”. Ogni tanto è bello poterlo fare e sentirsi arricchiti da una parola ascoltata con il cuore.

UNA LINGUA SCONOSCIUTA

Stiamo vivendo un’epoca difficile e particolare, ma nuova e affascinante. E’ un tempo in cui imparare una nuova lingua per poter comunicare. Penso alle nostre famiglie e anche alla nostra chiesa che cerca un dialogo bello e sereno con i nostri adolescenti e i nostri giovani. Loro parlano una lingua che noi non conosciamo e noi ci rivolgiamo loro con un linguaggio che non comprendono. O siamo votati alla incomunicabilità o dobbiamo imparare una lìngua nuova. E’ troppo facile attribuire alla famiglia o alla chiesa l’incapacità di parlare ai giovani d’oggi, ma se non ci mettiamo insieme a cercare i vocaboli di questo nuovo linguaggio ne usciamo sconfitti tutti. E l’unica ragione per farlo è che vogliamo bene ai nostri ragazzi e ai nostri giovani e non ci rassegniamo a perderli.

NUOVI CHIERICHETTI

Da questa domenica vedremo sull’altare, per ora senza la veste, i nuovi chierichetti. A ciascuno di loro viene associato un chierichetto più grande, il cosiddetto “Angelo custode” per aiutare questi amici più piccoli a imparare i gesti e i servizi che vengono chiesti durante la celebrazione liturgica. La proposta di aderire al gruppo dei chierichetti è rivolta, per la prima volta, ai piccoli di terza elementare (maschi e femmine), ma si possono iscrivere anche i ragazzi degli altri gruppi che l’anno scorso non hanno ritenuto di doverlo fare (4A – 5A -1A e 2A media).

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