Da “COMUNITÀ E SERVIZIO” – 28 gennaio 2018

Da “COMUNITÀ E SERVIZIO”28 gennaio 2018
settimanale della parrocchia San Giuseppe di viale San Marco

Il foglio A3 si presenta, come sempre, elegante e ben curato, occupando la prima facciata con una foto e ad un articolo di spalla del parroco don Natalino Bonazza.

In questo numero don Natalino dedica il suo corsivo alla sobrietà, una virtù che in passato era quasi imposta dalla difficile condizione economica, che però favoriva una vita sobria e morigerata, mentre l’attuale benessere facilita una vita disordinata e talvolta viziosa. Don Natalino lascia intendere che oggi dovrebbe essere la scelta personale a far perseguire una vita ordinata e positiva.

Il periodico normalmente dedica poi le facciate due e tre ad articoli che puntualizzano le problematiche della vita attuale alla luce del pensiero cristiano.

Segnalo l’articolo “Diversi da chi” di Adelio Lombardo che pare si stia alternando con Alessandro Seno. L’articolo affronta in maniera piacevole il problema del “meticciato domestico”, ormai imposto dalla presenza di un numero sempre più consistente di stranieri.

Segnalo pure la felice e positiva idea di presentarci, seppure in maniera sommaria, gli articoli del settimanale della diocesi “Gente Veneta”.

La quarta facciata è dedicata alla cronaca parrocchiale e agli appuntamenti della settimana. Credo che possa tornar utile darle, almeno qualche volta, un’occhiata per vedere “quello che bolle in pentola”.

don Armando

IL CORAGGIO DELLA SOBRIETÀ
di don Natalino Bonazza

Sebbene per poco appartengo anch’io ai cosiddetti «babyboomers» ovvero a coloro che sono nati negli anni dal dopoguerra fino al 1964: un periodo lungo il quale la forte crescita economica si accompagnò con un notevole incremento delle nascite. Sono generazioni di ragazzi e ragazze che sono diventati uomini e donne passando dalle ristrettezze al benessere, godendo di un livello di vita decisamente migliore dei loro padri. Fortunati, vien da dire. Ma c’è anche un lato oscuro: troppi «babyboomers» sono scoppiati negli eccessi. Il pensiero va immediatamente al fumo, all’alcol e alla droga. Ma ci sono anche altri tipi di fragilità e di dipendenze: il gioco d’azzardo, per esempio.

Mi chiedo che cosa è mancato e tuttora manca, perché questi fenomeni non si sono esauriti, ma continuano a segnare lo stile di vita delle generazioni seguenti fino ai nostri figli.
Forse ci manca la sobrietà. È vero, quando hai quel poco che basta e devi fartelo durare, per forza resti sobrio o meglio parco e misurato. Ma quando sai di poter disporre di tutto: tempo, opportunità, soldi, allora sei messo alla prova.

Che ragioni positive sappiamo dare noi oggi alla sobrietà? Che c’è di meglio e di più bello nel vivere sobriamente? Perché i nostri figli dovrebbero dare retta a noi, se proponiamo la sobrietà nell’uso del tempo, nel divertimento, nella festa, nei sabati sera?

Quattro anni fa nel primo messaggio ai giovani Papa Francesco scrisse: «Così come è necessario il coraggio della felicità, ci vuole anche il coraggio della sobrietà».

Si cercano uomini e donne di coraggio.

DIVERSI DA CHI?

Wong Xsi, Mubarak, Kuzic Zennaro Vianello Scarpa, sono i nomi sui campanelli del condominio dove abito io. Metà dei miei coinquilini sono stranieri. Non ho bisogno di accendere la televisione per scoprire che il mondo fuori della porta del mio appartamento è cambiato. Il colore dei miei capelli dice che sono abbastanza anziano per dire «ricordo».

Ebbene si io ricordo: ci avevano assegnato una casa! Finalmente una casa di tre camere, cucina, un bagno e persino con il giardino, tutta nostra! Siamo passati da dodici in due camere e cucina con servizio wc ad una casa finalmente tutta nostra.

Si chiamava casa a riscatto: dopo venticinque anni di sacrifici. Ricordo le lacrime di mia mamma, appena entrati, che accarezzava le pareti. Ricordo anche l’odore del cavallo che trainava il carretto con i mobili della «marsaria» dai marmi al numero uno del villaggio San Marco. Mio papà – che non beveva vino quasi mai – offriva da bere a tutti i suoi amici perché lo aiutavano a trasportare i nostri stracci nella casa nuova. Anche allora c’erano gli stranieri, ma rispetto a noi veneziani erano una famiglia di chioggiotti e una di profughi Istriani. Adesso, se sulle scale incrocio il mio vicino cinese io lo saluto con «niao» (che vuol dire ciao) e lui risponde ciao. Se incontro i vicini del secondo piano islamici del Bangladesh, li saluto con «salam aleku» (che vuol dire la pace sia con te) i bambini piccoli bellissimi rispondono con grandi sorrisi, Se poi mi capita di salutare la moglie di Fabio dico «zen dobre» che vuol dire buongiorno in polacco. Nel mio condominio non sappiamo cosa vuol dire integrazione, ma ci salutiamo tutti volentieri e ci sopportiamo a vicenda con simpatia. Forse il mondo è diventato più stretto e non ci spieghiamo parole difficili come «globalizzazione», ma ci basta vedere i bambini piccoli giocare sulle scale, ignorando che i genitori provengono non solo da paesi diversi ma da continenti lontani. Il che ci fa ben sperare nella «specie umana» che è migliore di quello che vogliono farci credere.

Gesù, quando gli apostoli volevano allontanare i bambini che lo disturbavano con i loro giochi, ha detto loro che se volevano entrare nel regno dei cieli dovevano anche loro diventare come quei piccoli.

Ecco nel condominio basta voler imparare e per farlo, cominciamo a salutare nella sua lingua e sorridiamo al vicino di casa di qualsiasi religione o colore sia. Allora chi è diverso da chi?

Adelio

COSA LEGGEREMO IN GENTE VENETA

Una casa, a Borbiago, che “funziona” con l’energia necessaria per una lampadina da 60 watt e non emette gas nocivi. Poi, venti famiglie che studiano l’enciclica Laudato si’ e calcolano la propria “impronta ecologica”. Sono le due esperienze che il nuovo numero di Gente Veneta propone per dire che uno sviluppo ecosostenibile è possibile. Sabato, inoltre, alle 11.45 in sala Sant’Apollonia a Venezia, ne parleranno Luca Mercalli e il Patriarca Francesco.

Nel nuovo numero di GV anche:
Il cenacolo, molto più di un gruppo: l’incontro a Jesolo Lido durante la Visita pastorale;
Francesca, dal Lido alle Olimpiadi: l’atleta veneziana del pattinaggio su ghiaccio si racconta;
A Marghera 200 nuovi sos: sono i nuovi utenti del Centro d’ascolto della Caritas, nel corso del 2017;
Caldaie, nessuno controlla: bollini e valvole ai caloriferi, vita facile per i “furbetti”.

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