Da “LETTERA APERTA”- 28 gennaio 2018

Da “LETTERA APERTA”– 28 gennaio 2018
Settimanale della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo

Questo numero esce con due fogli A3 e quindi con 8 facciate. Il settimanale si qualifica come uno dei più “corposi” della città, ricco di foto, di cronaca parrocchiale, ma pure di interventi su eventi cittadini e nazionali. Don Gianni, il parroco, pare molto attento a quello che avviene a Mestre, Venezia ed in Italia. Segnalo come esempio “Partiti e simboli”. Mi pare poi quanto mai interessante l’articolo di Gianni Scarpa, presidente del gruppo “missioni”, uno tra i gruppi parrocchiali più impegnati, a favore del terzo mondo. In questo articolo Gianni Scarpa si relaziona su una visita fatta in India da parte di una commissione di questo gruppo che ogni anno va a verificare come si spendono le offerte che vi si mandano e per buttare un ponte sulla cultura e la religiosità di questo grande popolo.

Mi pare interessante l’articolo di monsignor Ronzini che, in occasione della Giornata dell’Ammalato, riporta la splendida testimonianza di un ammalato di cancro.

Il resto del settimanale è dedicato alla cronaca parrocchiale, alle proposte e al calendario della settimana.

don Armando

PARTITI E SIMBOLI
dritti al centro

Nei giorni scorsi, al Ministero dell’Interno, sono stati presentati i simboli dei vari partiti in vista delle future elezioni del 4 marzo. Al momento ne sono stati ammessi 75 su 103. Nel “bestiario” non manca niente. Ci sono proposte serie e alcune meno: c’è la nostalgia espressa anche dal partito del “Sacro romano impero” senza contare le provocazioni studiate per distrarre gli elettori.

Ce n’è per tutti i gusti: il “Partito delle buone maniere” e il tenero “Movimento delle mamme nel mondo”, per passare poi a “10 volte meglio”, uno specchietto per i giovani. La lista è lunga e talora pare togliere dignità alla nobile arte politica.

Se ne scrivo su lettera aperta è perché insieme al segno di tante falci, fiamme, bandiere e scudi compare troppo spesso l’aggettivo “cattolico”. C’è addirittura un simbolo per i “Cristiani cattolici italiani”. Pare di tornare indietro di 40-50 anni, come se esistesse un partito dove i discepoli di Cristo dovrebbero confluire. È chiaro invece che ciascuno può esercitare liberamente un discernimento personale. Chiunque abbia un progetto credibile e valori compatibili con il Vangelo può chiedere e ottenere la nostra fiducia.

Stiamo dunque attenti perché le seduzioni possono essere subdole.

don Gianni Antoniazzi

GRUPPO MISSIONI
news dall’India

Lunedì scorso un gruppo di adulti del Gruppo Missioni ha intrapreso, a proprie spese, un viaggio per l’India con l’intento di visitare i villaggi dove hanno sempre portato qualche aiuto e verificare di persona la situazione. Non mancano mai di mandare notizie anche sul mio cellulare.

Riporto qui qualche spezzone delle loro attività lasciando poi al loro ritorno il compito di scrivere un articolo più completo. Intanto grazie non solo per la loro iniziativa, ma anche per la concretezza della loro azione.

“Al nostro arrivo in India, ci hanno colpito la generosità e la grande disponibilità con cui padre Raju e il suo staff ci hanno accolto, cercando di corrispondere perfino al nostro gusto italiano anziché al piccante cibo indiano.

Il successivo trasferimento da Hyderabad a Eluru (350 Km) ci ha offerto scenari che diventavano sempre più uno spaccato di realtà diverse di vita: dalla città alle povere aree rurali. L’incontro col Vescovo di Eluru è stato informale e amichevole. Gli sono stati consegnati in dono una croce di vetro di Murano del Maestro vetraio Mario Zane, della Vetreria Schiavon, ed un dipinto che rappresenta l’Annunciazione, della pittrice lidense Rita Bellini.

Abbiamo portato i saluti della comunità e del parroco don Gianni. L’occasione ci ha permesso, inoltre, di rivedere i carissimi padre Babu George, padre Emmanuel, padre Raja e il giovane padre Pietro, che ci aveva fatto visita lo scorso autunno assieme al vescovo.

Nel giro al collegio, siamo stati colpiti dalla cura nell’accoglienza e dalle attività preparate dalle ragazze, ma soprattutto dall’immediata sensazione di fare parte dei loro affetti. Lo hanno manifestato con un’insistente richiesta di abbracci e di baci, facendoci capire quanto sia importante per loro il contatto diretto con chi le sostiene, tramite lettere, foto e notizie delle loro “famiglie adottive”.

Ci ha fatto piacere vedere come le ragazze siano accudite dalle suore con tanta cura e amore, ma abbiamo toccato con mano anche le grandi difficoltà che devono incontrare, a causa delle gravi carenze della struttura. In particolare, il refettorio e le cucine necessitano di una radicale ristrutturazione, in quanto più che fatiscenti non consentono un’adeguata igiene”.

Gianni Scarpa 20/1/2018

LE BRICIOLE
di don Mario Ronzini

Giornata del malato
Avvicinandosi la Giornata del Malato, ritengo molto significativa la pubblicazione di parte di una testimonianza di un malato. Si tratta del professor Lamberto Valli, esperto di problemi della scuola, uno dei collaboratori più preziosi della Rubrica radiofonica Chiamate Roma 3131 molto seguita a metà degli anni 70. Poche settimane prima di morire, il 18 gennaio 1975, parlò per l’ultima volta a “3131”, riferendo la sua tremenda esperienza di “malato di tumore”. Fu il drammatico intervento al microfono di un uomo che, se anche minato dal male, indebolito dalle terapie, ormai prossimo alla fine, intendeva partecipare agli altri il suo amore per la vita. Il professor Valli era ricoverato in un ospedale romano e fu intervistato in diretta dai giornalisti Cavallina e Liguori.

Valli: “Con molta schiettezza vorrei dire che…non voglio commuovere. Voglio narrare un’esperienza che, al limite, possa servire. Sto cercando di vincere un nemico oscuro che ho dentro. Ho un tumore. So bene che questa è una parola che fa molta paura, è quasi una condanna a morte, c’è un timore quasi sacro a pronunciarla. Dalle mie parti, in Romagna, si dice: “L’ha un malaz…”. Non è una vergogna quando ad un certo punto le tue cellule impazziscono: è una constatazione. Però, vorrei dire anche un’altra cosa: non è la morte. Fu il 30 gennaio dell’anno scorso che mia moglie, mantenendo fede ad un patto di lealtà che c’è sempre stato fra me e lei, un minuto dopo che mi hanno ridestato dopo l’operazione che investigava che cosa ci fosse in questo benedetto stomaco che doleva, mi disse: “Sì, Lamberto, è un tumore”. E da allora ho cominciato a lottare per vincere questo male, non per soccombere. (…) Non bisogna dire necessariamente: “È andata così, a questo punto campassioniamolo”. Amici miei, non lasciateci soli. Guardate, se qualcuno di voi ha un parente con un tumore, non lo eviti, non lo scansi, non lo consideri come un lebbroso. Gli faccia capire che è vivo, gli faccia capire che l’amore vince sulle cellule impazzite, gli faccia sentire che oggi, oltre tutto, vi è la possibilità concreta di andare avanti: oggi la medicina ha fatto passi avanti tali che si può continuare a sperare”.

Liguori: “Senti, Valli. Cavallina ed io non dimentichiamo che tu continui ad essere uno dei nostri collaboratori. In questo caso sei l’esperto di una scuola particolare, di una scuola di vita, di speranza, di lotta che è molto importante.

Vorremmo farti un’ultima domanda: Qual è il punto più oscuro di questa tua lotta, cioè, quello che ti rende più debole?”.

Valli: “Sì, è la solitudine. È il sentirmi diverso. È una sensazione drammatica quella delle gente che ti guarda sbalordita e non sa che cosa fare, non sa come trattarti. È un dover fingere. (…) Vedi…io non ho dubbi sul fatto che ci sia un amore più grande del nostro, che ordina e coordina tutto, e quindi che dà senso anche a questa mia sofferenza. Ma quello che mi fa paura è…lo sguardo dei miei amici… è che i miei figli non sappiano…è questa porzione di morte che necessariamente mi porto dentro. Vedi, io, come motto, ho adottato alcuni versi di Marcello Marchesi: “…l’importante è che la morte ci trovi vivi…”. Credo che ogni giorno valga la pena di essere vissuto, come dice il Vangelo. (…) Certo, ho dei momenti tristi quando i miei progetti si fermano. Però, all’idea che mia moglie, i miei figli, i miei amici mi vogliono bene e che io voglio loro bene e che quindi siamo stretti in un circuito d’amore, io dico: non c’è più morte che tenga, perbacco. È più forte l’amore! L’amore vince veramente ogni cosa e, quindi, forza, amici che siete nelle mie condizioni e avete familiari nelle mie condizioni. Abbiate fiducia che qualcosa si può fare e aiutate in tutti i modi gli uomini che vogliono fare qualcosa.

Cavallina: “Lamberto, è molto difficile riprendere la parola dopo quello che hai detto…”.

Valli: “Basta così…”. Questa commovente conversazione fu ritrasmessa dai microfoni di “3131” l’11 febbraio 1975, poco dopo la morte del professor Valli: aveva 43 anni.

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