Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITÀ” – 21 gennaio 2018

Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITÀ” – 21 gennaio 2018
settimanale della parrocchia omonima di via Terraglio

Il parroco, dottor don Angelo Favero, con l’autorità che gli viene dall’aver insegnato per 42 anni e 25 da preside, interviene in maniera intelligente e documentata sui problemi che riguardano la scuola. Qualcuno potrebbe obiettare che queste non sono questioni inerenti la pastorale, ma direbbe certamente una castroneria perché il vivere da cristiano vuol dire leggere e vivere le vicende umane e civili ispirandosi al Vangelo.

Sono molti gli aspetti che don Angelo approfondisce, motivo per cui credo che riassumerli sia lungo e non ne valga la pena. E’ quindi preferibile leggere con attenzione l’articolo per poter prendere posizione su questo argomento.

Ritengo opportuno segnalare inoltre “Il caro don Angelo” di Nevio Paganin sul problema del fine vita, affrontato e “risolto” recentemente dal parlamento. La riflessione mi pare documentata e seria, quindi degna di apparire su un bollettino parrocchiale e più opportuno ancora, mi pare, sia prenderne visione e rifletterci su.

Infine invito a leggere il corsivo sulla “cristianofobia” per prendere coscienza che “Cristo è ancora in croce” per la salvezza del mondo.

don Armando

Domenica 21 gennaio 2018 terza del tempo ordinario

Questo nostro tempo

Qualche timore ce l’ho nell’affrontare il problema della scuola italiana; il timore si spiega facilmente: alle spalle ho 42 anni di scuola ed in particolare 25 di preside, ma rimane il fatto che ormai da oltre 15 anni ho perso i contatti con il mondo scolastico ed inoltre la mia età mi distanzia molto da quella adolescenziale e giovanile. Rimango tuttavia attento a quello che sento e soprattutto a quello che leggo ed inoltre ci tengo a non passare per uno di quei tali che settant’anni fa non volevano usare la biro e si intestardivano nell’uso del pennino e del calamaio e nutrivano un forte desiderio della penna d’oca.

L’ultima perla che ho malamente accolto è la riduzione a quattro anni del percorso liceale. Ho sempre pensato che cinque anni non esaurivano il complesso sia di contenuti che di formazione; ora non mi rendo conto cosa voglia dire ridurre questo tempo di percorso.

L’osservazione più ovvia è quella che si voglia far entrare al più presto i giovani nel mercato del lavoro; ma se il lavoro manca perché affrettare questa uscita dalla scuola. Il problema non è quello di immettere al più presto nel lavoro i giovani ma di fornire loro una seria preparazione, anche molto differenziata, in base alle esigenze produttive e di mercato che oggi si richiedono. Sentiamo dire, almeno qui nel Veneto, che ci sono diverse aziende che cercano operatori specializzati e non li trovano; questo è il problema fondamentale: non tanto quello di far presto ad entrare nel mercato del lavoro ma quello di preparare effettivamente ed efficacemente al mercato del lavoro.

Quanto poi alla scuola, dapprima dell’obbligo e poi quella superiore, a mio modo di vedere appare sempre più condizionata dalle strutture tecniche, in particolare quelle informatiche, ma rischia di perdere la ricchezza sia letteraria che tecnico-scientifica che ci viene dalla nostra tradizione culturale a partire dalla Grecia almeno del quarto secolo avanti Cristo.

Acquisire questa ricchezza culturale significa mettere una solida base per fornire ai ragazzi/e una forma mentis, una intelligenza critica, un valore razionale che aiuta a vivere sia la vita personale che quella del lavoro e della convivenza sociale. Ho come l’impressione che chi guida attualmente la scuola soffra di uno spasimo esistenziale per cui a tutti i costi bisogna essere aggiornati sulle tecniche attuali quali quelle dell’informatica e del computer. Quando questi strani pedagogisti, che guidano attualmente la scuola, suggeriscono che non occorre che bambini e ragazzi imparino brani letterari a memoria o imparino a memoria le tabelline della matematica non si rendono conto che la memoria va esercitata proprio in giovane età perché assicura un bagaglio di sottofondo culturale e costituisce una facilitazione nel ragionamento. Insomma è normale usare la memoria nel fare semplici calcoli mentre si va a fare la spesa senza ogni volta tirare fuori dal taschino la calcolatrice.

Forse sto presentando un mondo antico della scuola, ma anche se è antico mi sembra che sia un mondo pedagogico perenne e sempre nuovo. E poi non abbiamo paura di tornare nelle nostre scuole ad un senso di rigorosità e di disciplina; anche la correttezza formale ed esterna aiuta moltissimo alla rigorosità della testa. Come sempre va curata la preparazione culturale e didattica degli insegnanti che rimangono il perno di ogni settore scolastico. E gli insegnanti vanno aiutati da un ottimo coordinamento del preside (o dirigente scolastico, come oggi si chiama). Senza questi strumenti di base la scuola non può funzionare e rischia di creare ragazzi/e ignoranti e incompetenti.

Caro don Angelo,

uno degli ultimi atti di questa legislatura è stata l’approvazione della legge sul biotestamento. Come sempre succede il testo è frutto di un compromesso tra le varie “anime” dei partiti politici. Il tema è particolarmente complesso e delicato. Affrontare il momento terminale della vita, quando si sono esaurite tutte le possibilità terapeutiche e si ha la consapevolezza che si è in prossimità della morte, non è cosa facile e soprattutto è il momento in cui la volontà del malato è spesso soverchiata da quella dei familiari e del medico; ognuno con intenti lodevoli cerca di operare per il mantenimento in vita del congiunto-paziente.

Fatichiamo ad accettare la morte come un evento naturale, anche quando questa arriva a tarda età in persone con molte comorbilità e stanche di lottare per vivere. Questa legge stabilisce che ogni persona “ha il diritto di conoscere le condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e comprensibile riguardo alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati”. Stabilisce inoltre il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento compresi la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale, considerati trattamenti sanitari.

Viene d’altro canto chiarito che il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alle buone pratiche clinico-assistenziali. Detto così sembrerebbe tutto ed il contrario di tutto.

È auspicabile, a mio parere, che si instauri una alleanza terapeutica che sappia coniugare la volontà e la dignità del paziente con le potenzialità della medicina dove il medico in scienza e coscienza possa astenersi da ogni irragionevole ostinazione nella somministrazione delle cure ed al ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati. Mi permetto di citare infine un documento della CEI in occasione della giornata mondiale del malato: “Non potrà mai essere terapeutica e quindi salutare, una relazione nella quale una delle due parti del rapporto, proprio in virtù della sua debolezza, sia negata come soggetto.”

(Nevio Paganin)

Osservatorio sulla cristianofobia

I cristiani continuano a subire la persecuzione, il carcere, le minacce di morte nei paesi a matrice radicale islamica o induista. Nel Pakistan, languisce ancora in carcere, condannata a morte, Asia Bibi, la madre di famiglia cristiana ingiustamente accusata di “blasfemia”, quella legge trappola con la quale si può giustificare qualsiasi persecuzione contro i cristiani. Il fatto è che i casi di persecuzione e discriminazione contro i cristiani continuano senza sosta. Oltre alle chiese colpite nel periodo di Natale, nel Punjab, in India, una bambina cristiana è stata stuprata e torturata e la polizia si è semplicemente rifiutata di registrare il caso.

Sempre nel Punjab, uno studente cristiano è stato ucciso a causa della Fede. A Mymensingh, nel Bangladesh, una 12enne cattolica è stata rapita da un musulmano 35enne.

I genitori hanno chiesto l’intervento dei leader islamici, ma questi non si sono mossi.

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