Da “COMUNITÀ E SERVIZIO” – 14 gennaio 2018

Da “COMUNITÀ E SERVIZIO” – 14 gennaio 2018
settimanale della parrocchia San Giuseppe di viale San Marco

Il numero di questo periodico parrocchiale esce come sempre umile, ma elegante e ricco di contenuti e proposte.

Segnalo l’intervento intelligente e profondamente religioso del parroco, don Natalino, che riflette sulle domande che Dio pone all’uomo attraverso la Bibbia. Lascio al lettore la possibilità di un arricchimento spirituale leggendo tutta la riflessione di questo sacerdote che aiuta a cercare, scoprire e dialogare col Signore.

Segnalo pure l’intervento di un “nuovo giornalista” parrocchiale, Adelio Lombardo, che sostituisce il brillante Alessandro Seno che curava con tanta intelligenza e scioltezza di linguaggio, la rubrica “Uno sguardo sulla settimana”. Mi spiace davvero che questo “lettore” attento alla quotidianità, lasci il settimanale, tanto erano piacevolmente arricchenti le sue riflessioni. Il nuovo giornalista, Adelio Lombardo, inizia il suo servizio con una riflessione che attualizza in maniera quanto mai convincente il mistero dell’Incarnazione, partendo dal presepio fatto quest’anno nella sua parrocchia. Il titolo dell’articolo anticipa ed esprime il contenuto di tutto il testo: “Gesù a Km zero”.

Penso che tutti coloro che sono interessati alla pastorale farebbero bene a leggere ogni settimana il periodico nel quale intervengono questi parrocchiani impegnati sul campo dei mass media.

don Armando

CHE COSA CERCATE?
di don Natalino

Uno dei motivi che conquistano la mia attenzione sono le domande della Bibbia. Certo, a cominciare da quelle che sentiamo nostre, quando ci identifichiamo in questo o quel personaggio biblico, in un versetto dei Salmi o dei testi profetici. Prima di tutto però mi colpiscono le domande che Dio stesso rivolge all’uomo e quindi a noi. Fin dall’inizio, quando passeggiando nell’Eden chiama Adamo che si è nascosto, dicendogli: «Dove sei?». In quante altre ci si imbatte poi lungo la storia della salvezza! Il nostro è un Dio che sempre interpella, domanda, interroga, chiama ad uscire fuori. L’evangelista Giovanni ci ricorda che Gesù, all’inizio della sua missione, rivolse a due che gli andavano dietro queste parole: «Che cosa cercate?». E’ una domanda chiave, che mi ha sempre affascinato: sia perché appartiene all’arte dell’incontro propria del Signore, sia perché è una parola che non tramonta mai nel risaputo, ma provoca a riconoscere che cosa davvero ci sta a cuore mentre siamo in mezzo a tante e varie attività o pratiche religiose. Occorre lasciarsi interpellare anche oggi, come la prima volta, per ridestarsi dal torpore della routine e non restare ingessati nel ruolo. Un monaco dell’alto medioevo ci ha lasciato una bella pagina di meditazione in preghiera, che termina così: «Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti» (Sant’Anselmo).

GESÙ A KM ZERO
Anche quest’anno nella nostra chiesa nella seconda cappella di sinistra le due formiche creative dei sotterranei ci hanno regalato il presepio. E come al solito sono riusciti a stupirci con quanto hanno pensato e realizzato per loro e per noi.

A Natale il tema è uno solo: la nascita e non una nascita qualsiasi, bensì la nascita del Figlio di Dio. Si dice che un buon esempio vale più di mille parole: vorrà certo dire qualcosa che il nostro Creatore infinito ed eterno nasce da una donna in una stalla. Io credo che abbia voluto dirci che ci vuol bene.

Ricordo una messa di Natale celebrata nella puzza dell ‘olio e dei motori in officina del deposito autobus ACTV di via Torino a Mestre. Il celebrante ha officiato la messa sopra ad un banco di lavoro dei gommisti. Si chiamava Marco Cè. La predica dopo il vangelo mi è rimasta impressa. Ne ricordo a senso un passo chiave: «Gesù, se dovesse nascere oggi probabilmente sceglierebbe di nascere qui, in questa officina. Vedete, voi sapete aggiustare i motori, cambiare le gomme, io sono figlio di contadini lombardi e potrei spiegarvi come si munge una mucca. Gesù parlava ai pastori e ai contadini, accendendo la speranza.

Il linguaggio era semplice e immediato, parlava facile il figlio di Dio!» Una cartolina, una foto in bianco e nero di uno scorcio di Venezia nei primi anni del 1900. Nel sestiere di Dorsoduro, in località Santa Marta. Non un posto importante come San Marco o Rialto.

Un posto abitato da poveri pescatori: il campo era davvero un campo di terra ed erba. Il colore della terra suggerisce la povertà delle persone… e in mezzo a questo paesaggio brullo neanche un sottoportico per ripararsi, come nel presepio dell’anno scorso.

Quest’anno la fantasia di Luciano e Vittorio, integrata dal tocco fine dì Mario, ha ambientato la nascita di Gesù a bordo di una peata, grossa barca per trasporti. Stupefacente poi il fatto che i magi siano venuti veramente dall’altro mondo… da San Piero de Casteo! e portavano altrettanti regali che più veneziani di così non sì può. Offrivano le cose migliori per la gente semplice e povera dell’ epoca: polenta, pesce e una ombra di vino. Ho sentito una persona che, ammirando il nostro presepio, si complimentava con gli autori e a voce aggiungeva la descrizione del canale, ricordando il ponte che sorgeva sulla sinistra del rio, lì dove lui giocava. Ecco, il riconoscersi in quei luoghi precisi e scoprire che Gesù non è una cosa strana scritta sui libri ma è veramente nato da donna, dove noi eravamo e siamo cresciuti e dove ora ci troviamo.

Per questa identificazione e semplice rappresentazione grazie agli autori e realizzatori, ma soprattutto a Dio che sa spiegarsi anche con i presepi. È davvero un buon «prodotto», come la frutta e le verdure: a chilometro zero per noi.

Adelio Lombardo

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