Da “UNA VOCE NELLA RIVIERA” – 7 gennaio 2018

Da “UNA VOCE NELLA RIVIERA” – 7 gennaio 2018
settimanale dell’unità pastorale delle parrocchie del Sacro Cuore di Gesù di Ca’ Sabbioni, di San Pietro in Bosco e Santa Maria Maddalena di Oriago

Il periodico si presenta come una linda ed ordinata rivistina parrocchiale sia per l’impaginazione che per i contenuti. Le otto facciate formato A3 offrono uno spazio adeguato sia per l’informazione che per la riflessione su tematiche pastorali. Ribadisco che sarebbe quanto mai opportuno che il periodico raggiungesse ogni settimana tutte le famiglie delle tre parrocchie, solo così si potrebbe parlare di tentativo di rievangelizzazione cristiana.

Segnalo, come sempre, i “Pensieri in libertà di un parroco della riviera” di don Cristiano Bobbo. Queste riflessioni rappresentano un dialogo fraterno del parroco con la sua gente, su argomenti suggeriti dagli eventi e dalla cronaca quotidiana.

Interessante poi l’articolo su un pellegrinaggio dei giovani animatori a Roma a firma di Giacomo Nalin. Comunque per una visione più completa consultare il sito internet:
http://www.sanpietroriago.it/

don Armando

Sui passi della Fede
Il pellegrinaggio dei giovani animatori a Roma

di Giacomo Nalin

Esistono degli orologi, i cosiddetti smartwatch, che hanno numerosissime funzioni. Oltre all’ormai scontata possibilità di conoscere l’ora, questi nuovi strumenti permettono di vedere il calendario, le previsioni meteo, leggere i messaggi del proprio telefono, ascoltare la musica e moltissime altre cose tra cui ad esempio conoscere quotidianamente, grazie al “conta passi”, quanto hai camminato e indicativamente anche la distanza percorsa.

Un paio di giovani, che hanno preso parte al pellegrinaggio a Roma dal 26 al 29 dicembre organizzato dal gruppo animatori dei giovani della nostra Collaborazione Pastorale per trascorrere alcuni giorni insieme e poter riflettere sul tema della Fede, possedevano appunto uno smartwatch, e ritornando a casa hanno constatato che in quei pochi giorni abbiamo percorso circa un’ottantina di chilometri (due volte la maratona di Venezia!). Il primo giorno, durante la Santa Messa celebrata nella Basilica di San Paolo fuori le Mura da don Francis, sacerdote studente che aiuta nella nostra Collaborazione Pastorale, il diacono don Gianluca, anch’egli collaboratore presso le nostre comunità, aveva suggerito nell’omelia di intitolare il nostro pellegrinaggio “Sui passi della Fede” perché avremmo ripercorso il tradizionale pellegrinaggio romano alle quattro Basiliche della città. Certo di strada ne abbiamo fatta tanta e il tempo non è stato affatto clemente, ma siamo certi che questo pellegrinaggio porterà i suoi frutti.

Percorriamo ogni giorno tantissima strada per raggiungere i diversi luoghi della nostra vita, per incontrare le persone o per svolgere le nostre attività, e tanti camminano anche solo per il gusto di farlo… Il nostro camminare per le vie di Roma ha voluto essere un procedere non solo con i piedi, che certo hanno sentito la fatica, ma anche con il cuore per raggiungere quei luoghi che da sempre segnano la millenaria storia della Chiesa.

Visitare le grandi Basiliche romane nella loro grande e solenne maestà ha significato anche comprendere come nei secoli questi luoghi hanno accolto milioni e milioni di persone che si sono raccolte attorno a questi segni che sono testimonianza viva ancora oggi dopo quasi 2000 anni. L’incontro con la figura di San Paolo apostolo nel luogo del suo martirio e della sua sepoltura ci ha messo in contatto con la forza del suo apostolato che l’ha fatto viaggiare instancabilmente per testimoniare Gesù Cristo. La riflessione sulla figura di Maria nella Basilica di Santa Maria Maggiore ci ha raccontato, poi, l’amore della Chiesa per la Madre di Dio.

La visita alla Basilica di San Giovanni in Laterano ci ha permesso di pregare nella prima chiesa costruita nel mondo, nella madre di tutte le chiese, inserendoci in una storia che è sì lontanissima da noi ma ancora viva, e infine la grande Basilica di San Pietro in Vaticano ci ha permesso di celebrare nel cuore della Chiesa Cattolica.

Durante la Santa Messa nella Cappella polacca delle Grotte Vaticane nei pressi della tomba di Pietro, don Francis ci ha ricordato che, come per amare una persona è importante conoscerla, allo stesso modo per amare Dio è necessario conoscerlo ed amarlo e ciò può avvenire se si conoscono e si amano i suoi insegnamenti. La visita alle quattro Basiliche maggiori, alle numerose chiese di Roma e agli altri monumenti della Città Eterna ci hanno permesso di vedere e conoscere una parte della grande storia che ci ha preceduti con i suoi protagonisti: dagli Imperatori romani ai Papi, fino ai grandi Santi della Chiesa. Nella maestosità dei templi abbiamo riconosciuto, ammirato, il genio dell’uomo al servizio della Gloria di Dio, che ha saputo realizzare monumenti grandiosi che potessero testimoniare la nostra Fede a tutti gli uomini. Il pellegrinaggio non è un camminare senza scopo, ma è un cammino alla ricerca di Qualcuno, ed anche se i passi sono faticosi, zuppi di acqua e infreddoliti, hanno sempre quella “marcia in più” che viene da Lui, che solo sa dare significato alla nostra vita e valore ai passi che compiamo tutti i giorni.

Pensieri in libertà di un Parroco della Riviera
di don Cristiano Bobbo

Il volto dell’altro
Su invito del Prefetto di Venezia, il Patriarca ha chiesto la disponibilità di strutture e risorse da parte di alcune nostre parrocchie della Riviera per offrire immediata accoglienza ad oltre duecento richiedenti asilo provenienti dalla struttura di Cona dove erano stati alloggiati finora in precarie condizioni igienico sanitarie e con notevoli difficoltà dovute al sovraffollamento dei locali. Anche in parrocchia di San Pietro siamo riusciti a sistemarne una cinquantina per la notte, provvedendo all’assistenza e al cibo. La disponibilità del nostro gruppo Scout insieme a tanti altri volontari che si sono attivati immediatamente, ha reso possibile l’allestimento della sala e la preparazione di un piatto caldo per tutti in tempi da record. È tardi, ormai, ed è giunto il momento del riposo dopo una fredda giornata di cammino per loro e le ore concitate dell’organizzazione da parte nostra. La notte sembra dirci che nell’oscurità si uniscono e si sovrappongono due fisionomie diverse, la nostra e quella dell’altro, lo straniero.

A volte ci sembra complicato o addirittura impossibile offrire accoglienza a chi non è come noi per provenienza, cultura, stato sociale. Eppure basterebbe che domani mattina, nello specchio, guardando il nostro volto, scoprissimo in esso i tratti dell’umanità perché ad essa tutti apparteniamo, al di là delle differenze etniche, culturali, religiose.

Se ci guardiamo con onestà scopriremo che c’è lo straniero dentro di noi perché egli è simile a noi a causa dello stesso Dio che l’ha creato. Come noi, ha la stessa capacità di amare e, come noi, ha la stessa possibilità di sbagliare. Grandezza e povertà ci descrivono entrambi e ci rendono fratelli.

Buoni propositi
L’avvicinarsi del Natale mobilita i buoni sentimenti: si moltiplicano gli appelli al gesto di carità, si promuovono le iniziative di generosità. Tutto questo è da lodare, ma non può limitarsi ad un circoscritto esercizio natalizio per poter vincere egoismi ben più consolidati o eliminare tante recriminazioni nei confronti degli stranieri. C’è bisogno di un impegno sociale più coerente e continuo. La vera generosità verso il prossimo, sia pure nei limiti delle proprie capacità, ha bisogno di un impegno costante. Gli sprechi del benessere e i costi astronomici delle armi sono uno schiaffo continuo a Cristo e ai poveri.

Ma esiste anche una parte di umanità genuina, semplice, che non si lascia vincere dal disfattismo e dalla rassegnazione e continua a credere nel bene compiuto a piccoli passi giorno dopo giorno, per tutto l’anno. È questo il vero volto della carità che, come un filo rosso costante, attraversa e rende autentica l’intera esistenza.

“Solo cose necessarie!”
Una cara signora è venuta a chiedermi di consigliarle una buona edizione della Bibbia che intende regalare alla figlia per Natale. Da qualche mese è uscita dalla famiglia di origine e ha “messo su” casa e, per questo Natale, ha raccomandato a tutti di regalarle solo “cose necessarie”. E tra le tante cose necessarie da regalarle, la brava mamma ha messo prima di tutto una Bibbia! Chissà se lo sarà anche per la figlia! Ma le mamme conoscono meglio di ogni altra persona i loro figli. Come in questo caso, li vedono presi da mille cose, afferrati dagli impegni, preoccupati di arrivare a fine mese con l’unico stipendio che deve bastare a tutto.

Insomma, le mamme sono le prime a preoccuparsi della serenità dei loro figli che a volte non riescono più ad apprezzare la bellezza profonda della vita, dell’amore, della verità, dell’anima capace di eternità e di infinito. Sono certo che quella figlia se vorrà leggere un brano della Scrittura ogni mattina non soltanto sarà aiutata a scoprire Dio, la sua parola e la sua volontà, ma anche a conoscere il proprio intimo profondo, ad intuire il senso ultimo dell’esistenza.

Un regalo così, merita di essere messo sotto l’albero in questo Natale!

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