Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITA” – 7 gennaio 2018

Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITA” – 7 gennaio 2018
settimanale della parrocchia omonima di via Terraglio

A questo settimanale devo assegnare il punteggio di 10 e lode per la puntualità di uscita, per lo spessore culturale degli interventi e per la capacità di suscitare dibattito con i lettori. Non è davvero poco per un bollettino parrocchiale di una parrocchia poco numerosa.

In questo numero don Angelo ci offre un intelligente trattatello sul concetto e sugli elementi portanti della democrazia. Una critica severa sulla politica dei paesi post-comunisti: illiberali, nazionalisti, conservatori ed inclini alla dittatura. L’autore ha poi una bacchettata anche per le chiese locali che sono perlopiù cattoliche che una volta erano denominate “le chiese del silenzio” e oggi pure se ne stanno in silenzio.

Ci sono pure due “caro don Angelo”, uno da destra, di Graziano Duso ed un altro da sinistra, di Simone Carraro, che meritano di essere letti. Tutti e due sono critici, m d’altronde in Italia non c’è che ricchezza di critiche.

don Armando

Questo nostro tempo
Molto probabilmente c’è stata troppa fretta nell’accogliere nell’Unione Europea i Paesi dell’est ex comunisti. E oggi paghiamo le conseguenze di questa fretta. La democrazia è un sistema difficile ed ha bisogno di tempi di maturazione; la dittatura si combina da un giorno all’altro, mentre la democrazia ha bisogno di accogliere i valori di fondo della persona umana e dell’intero consorzio civile. La democrazia è maturata nel nostro Occidente soprattutto a seguito delle grandi riflessioni dell’Illuminismo settecentesco ed ha prodotto un sistema che, seppur malamente trattato in ogni Paese dal personale politico, rimane sempre una grande costruzione valida per assicurare una sostanziale pacifica convivenza civile. La democrazia si fonda sul rispetto valoriale della persona umana, di ciascuna persona umana, uomo o donna che sia, di diversa provenienza e di diversa estrazione cultura, di diversa religiosità e di diverso modo di pensare; esclude la violenza e il sopruso per cui punisce anche severamente ogni oltraggio alla singola persona. E fu una grande conquista quella di Montesquieu che ci ha insegnato la distinzione dei tre poteri che presiedono allo stato democratico: legislativo, esecutivo e giudiziario; si tratta di quello che solitamente chiamiamo “stato di diritto”. Tutto questo non si improvvisa ma si matura attraverso l’educazione delle nuove generazioni e si deve continuare a rinnovare nelle forme mantenendo ferma la sostanza. Purtroppo oggi assistiamo al fenomeno, decisamente sgradevole, presente nei Paesi dell’est, già sottomessi per un cinquantennio alla dittatura comunista; sono i Paesi che non accettano facilmente la distinzione tra legislativo e giudiziario (vedi Polonia e Ungheria), si chiudono in uno strano nazionalismo di fronte al problema della migrazione, reagiscono in modo da conservare forme che hanno un sapore dittatoriale. Appare del tutto evidente che il concetto di “stato di diritto” sia alquanto sconosciuto per queste nazioni, mentre non c’è dubbio che si tratti di un concetto fondamentale per le nostre democrazie ove la divisione dei poteri risulta una sicura garanzia contro le eventuali velleità dittatoriali. A queste nazioni va aggiunta l’Austria che mostra un volto molto vicino all’involuzione dei Paesi sopracitati. E allora una severa critica va fatta all’Unione Europea che ha mostrato notevole superficialità nell’accogliere questi Paesi senza la precondizione di una maturazione democratica. E la Chiesa cattolica, che risulta dominante in questi Paesi, come si comporta? Era la cosiddetta Chiesa del silenzio quando spadroneggiava

il comunismo ed era un silenzio che assomigliava ad un grido di denuncia, di martirio, di severa opposizione. E i risultati si sono visti, proprio a cominciare da quella Polonia che oggi mostra una nostalgia quasi dittatoriale. Ancor oggi la Chiesa di questi Paesi appare come una Chiesa del silenzio, ma purtroppo questa volta si tratta di un silenzio di acquiescenza e di accettazione di una situazione non democratica e in sostanza ben poco cristiana. La Chiesa dell’est sembra essere sornionamente silente ed acquiescente perché condivide le posizioni fascistoidi di questi governi post comunisti. Se ci si muove su questa linea possiamo immaginare che a breve avverrà la fine dell’Unità Europea. E pensare che questa unità ha finora assicurato per 70 anni la pace in un luogo che per secoli, dopo la caduta dell’impero romano, ha visto guerre e scontri sanguinosi senza soluzione di continuità particolarmente tra francesi e tedeschi. Basti pensare, per citare solo gli avvenimenti dell’ultimo secolo, che nel 1871 Bismark per umiliare i francesi ha proclamato l’unità tedesca a Versailles; i francesi alla fine della prima guerra mondiale hanno umiliato i tedeschi esigendo parte di territorio e una valanga di moneta creando in Germania un’inflazione da brivido; si sono così create le condizioni per lo scoppio della seconda guerra mondiale. Oggi grazie all’Unione Europea vediamo la Merkel a braccetto con Macron; ma sentiamo che questo non basta.

don Angelo Favero

Caro don Angelo,
Mi sorprende sfavorevolmente che in ambito cattolico si alimentino simpatie per un personaggio quale Emma Bonino. Con la mafia Totò Riina si contrappose all’autorità dello stato, esercitando il controllo di persone e attività ed estorcendo tributi. Nella lotta al predominio territoriale ed economico, la mafia non ha alcun rispetto per la vita di chi le si oppone. Falsificando la realtà, Emma Bonino si contrappose alla natura delle donne, affinché nella maternità primeggiasse la paura e l’egoismo, senza alcun rispetto per la vita innocente di chi inizia l’esistenza all’interno del grembo materno.

Ha fatto prevalere il valore della sicurezza e dell’incolumità delle donne sul valore della vita dei nascituri. Maria Santissima ha avvalorato l’esatto contrario, vivendo con gioia la sua maternità irregolare, contro tutti i pregiudizi, le difficoltà e gli ostacoli di quel tempo.

Fosse stato per la Bonino avrebbe dovuto abortire. Mentre Riina ha stravolto un’istituzione umana, lo Stato, provocando centinaia di morti e neanche tutti innocenti, la Bonino ha stravolto una creazione divina, la maternità, inducendo milioni di morti e tutti innocentissimi. È quindi inopportuno paragonare la Bonino a Riina, lei è molto peggio. Lo Stato combatte la mafia e ha condannato Riina. Che ne farà Dio della Bonino?

Graziano Duso

Venezia celebra Tintoretto
Per festeggiare i 500 anni della nascita del pittore veneziano, Jacopo Tintoretto, (1519 – 1594) la Città di Venezia, unitamente a diverse Associazioni culturali, daranno vita a un grande evento espositivo per ricordare uno dei massimi artisti del XVI secolo. Dal 7 settembre 2018 al 6 gennaio 2019 in due sedi prestigiose sarà celebrata l’arte di Tintoretto, dalla sua precoce affermazione giovanile (Gallerie della Accademia) fino alla vitalità creativa della sua maturità (Palazzo Ducale), con un percorso integrato di capolavori provenienti dalle principali collezioni private e pubbliche del mondo, quali Louvre, Prado, National Gallery di Londra. 11 progetto di ricerca, al quale hanno contribuito storici dell’arte di fama internazionale, è partito dalla necessità di voler dare dignità a un artista che a Venezia ha lasciato un segno indelebile: non solo in quella che viene definita la Cappella Sistina veneziana, la Scuola grande di San Rocco, ma con moltissime altre opere.

ViviVenezia, dicembre 2017

Caro don Angelo,
non si capisce più niente. Ammesso che qualcosa si sia mai davvero capito. Assistiamo, tra il curioso, l’indignato e l’incredulo ai lavori della commissione parlamentare sulle banche. Le stesse dichiarazioni dei testi illustri che si sono avvicendati davanti ad essa vengono regolarmente interpretate come prove certe della colpevolezza dagli uni e della assoluta innocenza dagli altri. Ne emerge, tanto per cambiare, un quadro che lascia sgomenti. Guardandola con un po’ di distacco e con senso pratico viene da pensare a cosa serva la linea maginot intorno alla Boschi. Salvarla a tutti i costi e oltre ogni decenza sta facendo perdere al PD il minimo di credibilità che ancora non sono riusciti a perdere. Penso chiaramente in vista delle elezioni ormai imminenti. Ma se penso allo “spelacchio” della Raggi mi viene comunque da grattarmi la testa. Dicono che abbiamo i governanti che ci meritiamo. Beh, credo proprio che si sbaglino: non mi pare che facciamo così schifo. Non male come cartolina di auguri…

Simone Carraro

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