Da “LETTERA APERTA” – 12 novembre 2017

Da “LETTERA APERTA” – 12 novembre 2017
settimanale della parrocchia dei santi Gervasio e Protasio

In questo numero del settimanale c’è una notizia inimmaginabile! “La canonica è aperta dalle 5,45 alle 22,30”.

Finora dalla ventina di bollettini parrocchiali che leggiamo ogni settimana si apprende che gli uffici parrocchiali nei quali riceve il parroco sono aperti da un minimo di un paio di ore alla settimana ad un massimo di sei-otto ore.

I parrocchiani di Carpenedo invece sono superfortunati: hanno a disposizione il loro parroco per ben 50 ore la settimana, e comunque qualcuno che può accoglierli per quasi diciassette ore al giorno!

Il resto del periodico invece è dedicato quasi tutto a notizie profane: svastiche, halloween, atto vandalico, mostra fotografica, rigiocattoliamo, inaugurazione pasticceria ed altro ancora. Chi è un po’ curioso non ha che da cliccare www.parrocchiacarpenedo.it

don Armando

LA CANONICA E SEMPRE APERTA

Chi viene in parrocchia sa di poter trovare qualcuno che accoglie alla porta dalle 5.45 alle 22.30 S’incontra un clima sempre familiare e ci si stupisce se qualche volta, per un caso, non fosse così.

Chi di noi si mette in contatto con un ufficio pubblico o è costretto a risolvere un’urgenza per acqua, luce o gas sa che, nonostante i moderni mezzi di comunicazione, è difficile parlare con la persona interessata. Qualche volta il numero squilla a vuoto, altre volte si trova una voce che ripete di attendere, ma invano.

Talvolta c’è una risposta automatica, quasi mai efficace per il nostro problema. È quasi impossibile trovare direttamente un operatore. Se poi è necessario raggiungere una figura di rilievo, sembra di doversi mettere in ginocchio. Mi sembra che invece questa canonica sia sempre aperta. È proprio come una famiglia in mezzo a tante famiglie della parrocchia. La gente dà per scontato che qualcuno apra o risponda: dal mattino fino alla sera tardi.

Così pure la chiesa: le porte sono sempre spalancate ad accogliere chiunque fosse di passaggio.

È raro non trovare alcuno. Magari al telefono qualcuno potrebbe presentarsi senza tirarla per le lunghe. Forse qualche altro potrebbe suonare il campanello in orari più consoni, visto che quasi mai vi sono urgenze, ma nella sostanza va più che bene così: noi preti ci sentiamo parte di una comunità viva che respira in tutte le ore del giorno.

C’è anche da ringraziare Dio per la disponibilità di tanti laici che durante tutta la settimana, compresa la domenica mattina, assicurano questo servizio di accoglienza: è un servizio fatto a Cristo. L’atto più alto e più fecondo della libertà umana sta, infatti, più nell’accoglienza che nel dominio (Jacques Philippe).

don Gianni Antoniazzi

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