Da “LA BORROMEA” – 5 novembre 2017

Da “LA BORROMEA” – 5 novembre 2017
settimanale del Duomo di San Lorenzo

Il parroco, monsignor Gianni Bernardi, in occasione della festa di Tutti i Santi, pubblica un articolo che illustra tutte le immagini o statue di santi esistenti nel Duomo accompagnando la descrizione con riflessioni di ordine spirituale.

don Armando

I Santi del Duomo, amici di Dio che ci indicano la via della vita

Carissimi, lo scorso 1 novembre abbiamo celebrato la solennità di Tutti i Santi e la circostanza è stata per me l’occasione per riflettere sulla presenza di immagini di santi, che sono presenti nel nostro Duomo. Il punto di partenza era la consapevolezza che anche noi siamo chiamati alla “santità”, cioè ad appartenere a Dio, ad essere suoi (e questa è la nostra grande dignità), così come è stato per tanti nostri fratelli e sorelle, che ora sono accanto a Lui, vivono per sempre con Lui.

Quando la Chiesa parla dei santi, ne parla come di nostri amici e modelli di vita: amici, perché ci aiutano ad affrontare le difficoltà della nostra esistenza e intercedono per noi presso il Signore; modelli di vita, perché nella loro concreta fedeltà al Signore mostrano che anche a noi è possibile vivere nella stessa gioiosa e forte fedeltà. Nostri amici e modelli di vita: allora mi sono chiesto: ma i santi del Duomo che cosa ci mostrano? Allora ho provato a pensare a cosa può aver avuto in mente chi ha costruito, progettato, voluto il Duomo in una certa maniera; perché ha voluto che ci fossero queste immagini e questi altari…

E allora ho provato a ripercorrere quel progetto, che si è subito mostrato come un itinerario ben chiaro, l’itinerario che compie chi entra nella nostra chiesa. Può capitare che non ci si renda conto che, appena entrati nella grande navata, siamo accolti da due santi: le statue che li raffigurano sono in alto, per questo possono sfuggire all’attenzione: son i santi Gioacchino e Anna, i genitori della Vergine, quindi i nonni di Gesù; subito dopo, fatto qualche passo avanti, troviamo ad accoglierci (e ad accompagnarci) l’Angelo Custode e, addirittura, la stessa Maria, l’Immacolata: quasi a dirci che abbiamo bisogno di essere custoditi e sostenuti nelle fatiche della nostra vita. Fatto ancora qualche passo, ecco san Giuseppe e san Lorenzo: il primo, santo della provvidenza, che ci aiuta a capire che nella vita dobbiamo avere fiducia in Dio, che non abbandona mai; il secondo, il nostro patrono, martire della carità, che ci avverte che non dobbiamo avere paura di fare la volontà di Dio. Fin qui nella navata.

Entrando nel transetto, ecco che ci guardano dall’alto i quattro santi evangelisti: Marco, Giovanni, Matteo e Luca.

I santi della navata ci hanno accompagnato fino agli evangelisti per aiutarci a capire che abbiamo proprio bisogno del Vangelo per vivere bene… Ma oltre a questa “fascia alta” iconografica, c’è quella “bassa”, che ci è data dagli altari laterali della chiesa; incominciando ancora dall’entrata, troviamo l’altare di santa Rita e san Giovanni XXIII e, dall’altra parte, l’altare di sant’Antonio (anticamente era l’altare di san Trifone, ma col tempo la devozione a sant’Antonio ha avuto la meglio) : tre santi molto amati e tante persone, ogni giorno, si fermano a pregare davanti a loro. Più avanti, troviamo l’altare ora detto del Sacro Cuore per la bella statua che vi si trova, ma originariamente era l’altare delle anime del purgatorio, come ci dice la pala, non proprio bella ma significativa, che ancora vi si trova: e le anime del purgatorio, nei tempi passati, erano molto invocate. Al lato opposto l’altare della Santa Famiglia ci presenta una bella e inconsueta immagine della famiglia di Gesù, rappresentata da Gaspare Diziani (bravo pittore veneto del XVIII secolo) durante il ritorno dall’Egitto.

È un’immagine bella di una bella famiglia, e tanti vi si fermano davanti a pregare: quanti sono i problemi e le difficoltà che le famiglie anche oggi devono affrontare! E arrivati al transetto, gli altari ci mostrano da una parte sant’Agostino e san Girolamo, due grandi innamorati della Parola che è il Signore Gesù, e dall’altra la Vergine Assunta in cielo: ancora una volta il riferimento alla Parola che illumina la nostra vita e ci apre lo sguardo alla gloria che ci attende: in cielo, come Maria, per sempre con il Signore! Ma il nostro itinerario non si conclude qui; tutti i santi che abbiamo incontrato, infatti, ci avvertono: non dovete fermarvi a noi, dovete proseguire ancora! Santa Rita, sant’Antonio, san Giuseppe, la stessa Vergine ci dicono: noi contiamo poco o nulla. Dovete davvero andare da chi può tutto perché è il Signore di tutto… In altre parole, ci spingono verso l’altare e verso l’ambone: l’ambone, da cui il Signore parla ufficialmente, l’altare, su cui il Signore si rende presente per noi nell’Eucaristia.

Solo qui termina l’itinerario spirituale che il Duomo ci propone e che i santi ci indicano: nella nostra vita non possiamo fermarci ai santi (sono importanti, ma non bastano); anche la Vergine Maria ci fa capire che dobbiamo arrivare a Gesù (per Mariam ad Jesum, si diceva una volta). Dunque, è a Gesù, il figlio unigenito del Padre, che noi dobbiamo guardare, è Lui che noi dobbiamo amare, è con Lui e per Lui che noi possiamo vivere.

Ringraziamo chi ci ha preceduto nella fede e ha voluto il Duomo come un itinerario spirituale che porta a Gesù.

don Gianni

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