Da “IL PUNTO” – 29 ottobre 2017

Da “IL PUNTO” – 29 ottobre 2017
settimanale della collaborazione pastorale di Catene e Villabona

Oltre le solite notizie sui “santi” e sui “morti”, segnalo una riflessione particolare fatta da un fedele della parrocchia su quella che è la vera carità che si deve fare ai mendicanti di professione. Talvolta è più facile e più comodo tirar fuori di tasca un euro che fare un discorso, fraterno fin che si vuole, ma teso sa superare quella mendicità cronica che nasce dalla scelta dell’ozio e del disimpegno. Tutto questo, a mio parere, deve essere subordinato a che la Chiesa si attrezzi più seriamente per aiutare i veri poveri.

Perché è sbagliato “fare carità” agli accattoni fuori della chiesa

C’è un signore, ma ce ne sono altri, che ogni domenica mattina staziona alla porta della nostra chiesa: giovane, prestante, in salute, veste bene con un bel cellulare. È in Italia da almeno 4 anni, vive in una casa del Comune, ma non paga l’affitto e nemmeno le bollette, pagate da un ente benefico. Noi tutti quindi stiamo mantenendo la pigrizia di una persona.
Questo non è accettabile, questa non è carità! Altre famiglie di immigrati si sono ben integrate lavorando, perché lui no? Più lo guardo e più mi convinco che egli abbia fatto una scelta: vivere sulle spalle degli altri, pretendere diritti, ma non doveri. Per cui mi sento offeso, perché io fatico per portare a casa il giusto salario.
Dato che non posso rivolgermi a lui perché non vuole ascoltare, mi rivolgo a quanti ancora lo finanziano. Perché lo fate? Siate sinceri: lo fate per lui o lo fate per voi, per sentirvi a posto con la coscienza? Dovremmo invece andare da lui e dirgli: “Amico,
stai sbagliando, tu puoi lavorare, hai il dovere di farlo e se vuoi ti possiamo aiutare”. Questa è vera carità, questo è un gesto molto evangelico. Che cristiani siamo? Se vogliamo fare la vera carità rivolgiamoci al Parroco che ben conosce le situazioni di vera povertà. Ai tempi di Gesù i poveri erano una categoria ben definita: orfani, vedove, ciechi, zoppi, lebbrosi, sordi. Le condizioni fisiche e sociali di queste persone rendevano impossibile qualsiasi tipo di lavoro.
Essi appartenevano alla categoria dei “chi non può lavorare”. A loro Gesù rivolgeva il suo amore e la sua disponibilità. Oggi la situazione è cambiata: queste persone sono giustamente oggetto di aiuto da parte della società intera, laica e religiosa. Povertà eliminata? No, anzi. Oggi, assieme a chi ha veramente bisogno, ci sono queste altre persone che, nonostante non abbiano problemi o menomazioni, preferiscono essere creduti poveri.

Federico Bognolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.