Da “COMUNITA’ E SERVIZIO” – 1° ottobre 2017

Da “COMUNITA’ E SERVIZIO” – 1° ottobre 2017
settimanale della parrocchia di San Giuseppe di viale san Marco

Naturalmente mi trovo d’accordo col “fondo” del parroco Natalino Bonazza che costituisce l’editoriale del periodico. Questa volta però nutro delle serie perplessità riguardo gli argomenti espressi circa l’operazione della curia di affittare ad un albergo una canonica disabitata di Venezia in cambio del suo restauro e di quello della chiesa adiacente, auspicando invece di destinare questa abitazione ad una famiglia povera.

La nostra gente diffida di questo idealismo esagerato che ha poco i piedi per terra, con il detto “non si può avere la botte piena e la serva ubriaca”. Mi pare che a Venezia si pecchi abbastanza, anzi troppo al riguardo: “No alle grandi navi, noi al turismo mordi e fuggi, no ad un afflusso di turisti esagerato!” I vessilliferi di queste chimere sono quasi sempre i giovani dei centri sociali, le dame della nobiltà veneziana e i partiti dell’opposizione. Non vorrei proprio che ora ci si mettessero anche i preti. Credo che sia opportuno che prima di criticare gli altri sia da verificare quello che facciamo noi. Non vorrei a questo proposito essere autoreferenziale, però se ogni parrocchia tentasse di fare quello che ha fatto la mia, che ha messo a disposizione quasi 500 alloggi per gli anziani poveri, molto probabilmente non ci sarebbe più spazio per queste perplessità.
I

n compenso sottolineo positivamente gli articoli “Lo sguardo sulla settimana” di Alessandro Seno, quello di Anita sulla “fiera dei patronati” e l’”Avvio al catechismo”, articolo nel quale finalmente si parla di una catechesi interparrocchiale per i giovanissimi e per i giovani, cosa che le parrocchie quasi sempre non riescono più a fare in modo autonomo.

 

UNA NOTA STONATA

Nel nostro territorio la casa è il primo dei problemi. Qui arrivano ancora oggi da Venezia famiglie di varie età: qualche coppia giovane, sposi con figli, anche degli anziani. Mai per scelta, sempre per necessità. Una volta cambiata casa, c’è chi si adatta e chi invece fatica a riconoscersi inserito nel nuovo contesto. La nota di fondo è il rammarico, che si accompagna ad un certo senso di impotenza. Non servono tante indagini, basta ascoltare le persone, che ti raccontano le loro storie e si confidano col prete. La gente sa che si tratta di problemi più grandi di noi, eppure conta nella nostra comprensione e nell’interessamento sincero.
La Chiesa di Venezia ha un capitale di fiducia, che le è accordato proprio perché la responsabilità sociale è storicamente affermata nel suo modo di vivere in questa città. Una settimana fa, aprendo il giornale, ho scoperto che a Venezia una canonica è stata data in affitto ad un albergo per un bel po’ di anni. L’interrogativo sorge immediato: perché non darla ad una giovane famiglia (mi dicono che ce ne starebbero comodamente due)? Al netto di ogni precisazione formale, la sostanza non cambia: viene preferita una rendita sicura pluriennale al bene delle persone. Brutto segno. Contrasta col fatto che una casa canonica, anche quando non serve ad un prete, mantiene una destinazione comunitaria d’origine. In questo nostro contesto sottrarla ad un bisogno abitativo diffuso e urgente, facendone piuttosto mezzo di rendita, stona proprio.

don Natalino

UNO SGUARDO SULLA SETTIMANA

I tempi cambiano, le persone pure, figuriamoci le nazioni! E così, dopo oltre settant’ anni fuori dalla politica che conta, un partito di estrema destra ritorna nel Parlamento Tedesco.
La notizia da parecchio da pensare, soprattutto nell’ottica del revisionismo storico cioè quella corrente di pensiero (politico, storico, sociale) che tende a rimettere in discussione atti assodati accaduti negli anni passati.
Sembra quindi che la Germania abbia “dimenticato” le conseguenze dell’ultima ascesa che un movimento estremista ha provocato nel secolo appena trascorso, una sciocchezza come la Seconda Guerra Mondiale…
Vanno fatti naturalmente i dovuti distinguo e l’exploit politico dell’Alternativa per la Germania (AfD) la sigla del Movimento) non porterà di certo ad un nuovo stato nazista ma sicuramente un minimo di apprensione è legittima e sottovalutarne la portata sarebbe stupido e pericoloso.
Colpisce come anche in uno Stato in salute come quello tedesco le fronde estreme riescano a cavalcare il malcontento della gente; non è argomento nuovo e la Brexit e l’elezione di Trump sono qui a ricordarcelo ma resto sempre tristemente colpito quando “la pancia" vince “sul cervello” cioè quando l’uomo si fa prendere da bisogni primari come sicurezza, stabilità economica e forte nazionalismo trascurando elementi meno appariscenti ma più sostanziali come accoglienza, rispetto reciproco e tolleranza.
Con questo non voglio sminuire argomenti importanti come quelli appena elencati e credo che qualsiasi cittadino voglia avere strade sicure o trovare lavoro per i propri figli ma ritengo che queste basilari necessità debbano andare di pari passo con un senso e un gusto per la vita che possa includere la maggior parte delle persone possibili. Spesso – e anche in Germania è successo – chi predica bene poi razzola male e sventola al popolo proclami e promesse che poi si guarda bene dal mantenere.
Con questo non voglio affermare che gli “altri” partiti siano tutti perfetti e veritieri; è proprio perché i movimenti politici tradizionali si sono dimostrati incapaci e menzogneri che l’elettorato si è rivolto ad altre realtà, solo che queste ultime sono, a mio avviso, troppo “spinte ” su posizioni che non riusciranno a mantenere (e lo sanno bene!) ma che sono utili ai loro fini di conquiste elettorali e politiche. Come sempre sta a chi va a votare saper distinguere e discernere tra slogan atti solo a smuovere le viscere (pancia) e manifesti più attenti alla condizione completa e sociale dell’ elettore.
Viviamo un’epoca dove il cervello non è quell’organo fondamentale che può cambiare la nostra vita e quella degli altri, dove conta più soddisfare i bisogni primari e personali piuttosto che sacrificare qualcosa tutti per stare meglio assieme.
E allora è bene che ci poniamo delle domande su cosa vogliamo veramente da uno stato, presto toccherà anche a noi andare al voto ed è giusto essere informati e consci dell’importanza del nostro gesto che non deve essere lasciato all’istinto e ai facili proclami!

Alessandro Seno

LA FIERA DEI PATRONATI

Domenica 17 settembre nella parrocchia di S. Pietro Orseolo a Carpenedo si è svolta la «Fiera dei Patronati»: cinque le parrocchie coinvolte, compresa la nostra. Un evento molto sentito, specialmente in questo cambiamento d’epoca.
Nella mattinata noi partecipanti abbiamo mostrato e raccontato i nostri cantieri educativi. In particolare: i centri estivi, lo studio-point e il patrobaby. Questo scambio di esperienze con animatori e responsabili dei patronati di altre parrocchie ci ha permesso un arricchimento vicendevole, ci ha fatto sentire che non si è da soli e che insieme si possono affrontare con più forza ed entusiasmo le difficoltà che incontreremo nel nostro cammino.
Nel pomeriggio c’è stata la Tavola rotonda: un momento formativo molto partecipato, che mi ha particolarmente colpito e continua a farmi riflettere. C’è il rischio che il patronato, mentre è pieno di attività, rimanga soltanto un contenitore.
Come mi pongo nei confronti del patronato, che cos’è o meglio chi è il patronato? E’ un soggetto che promuove e propone esercizi di vita buona, «genera e fa crescere persone che vivono cristianamente». Il patronato è – come ho già avuto modo di scrivere lo scorso Natale nel Villaggio – la casa di tutti noi. E’ famiglia di famiglie, perché accanto al bene individuale si persegue un bene legato al vivere sociale delle persone: il bene comune. E’ il bene di quel «noi-tutti», formato da individui, famiglie e gruppi che «si uniscono in comunità sociale>» come insegna Benedetto XVI nell’enciclica «Deus Caritas Est».
È comunità di vita e di amore che si attua lungo un cammino, fatto di passi che conducono sempre più oltre. Spero che la «Fiera dei Patronati», questo metodo efficace di lavoro, coinvolga altre comunità parrocchiali e prosegua nel tempo, magari.. il prossimo anno nella nostra parrocchia.

Anita

AVVIO DEL CATECHISMO

Dopo il primo incontro dei catechisti e del parroco con i genitori il calendario settimanale ha la seguente scansione: ogni martedì alle 15.30 il gruppo di prima media (catechiste: Sandra e Patrizia L.) e alle 16.30 un gruppo di terza elementare (don Natalino); al mercoledì alle 16.30: il gruppo di seconda elementare (Patrizia M. e Silvana); il secondo gruppo di terza elementare (Valentina); il gruppo di quarta elementare (Marina e Maria); il gruppo di quinta elementare (Annalisa e Marzia); al sabato alle 10.30 il gruppo dei cresimandi (Andrea). Per i giovanissimi e i giovani si stanno creando una proposta condivisa tra le realtà delle tre parrocchie della collaborazione pastorale. Come si nota, nel gruppo di catechisti c’è chi si ferma e c’è chi parte. L’obbiettivo, non ancora pienamente raggiunto, è quello di disporre due catechisti per ogni gruppo/classe. Occorre che nella nostra comunità si ravvivi l’attenzione per la catechesi e qualche altra persona si dedichi a questo importante servizio.

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