Da “LETTERA APERTA” – 8 ottobre 2017

Da “LETTERA APERTA” – 8 ottobre 2017
settimanale della parrocchia dei santi Gervasio e Protasio di Carpenedo

Questa parrocchia è certamente tra le poche del Patriarcato che gode di abbondanza di clero. Infatti il giovane parroco, don Gianni Antoniazzi, da qualche mese si avvale anche del contributo pastorale di don Claudio Breda e di monsignor Mario Ronzini. Faccio questa annotazione perché da alcune settimane quest’ultimo cura la rubrica “Profili” nella quale presenta testimoni sia del nostro tempo che di tempi andati. Nel numero attuale presenta il padovano Giorgio Perlasca, morto un paio di anni fa, il quale con sprezzo del pericolo, mediante lo strattagemma di presentarsi alle SS come console di Spagna, salvò centinaia di ebrei dai campi di sterminio.

Mi pare che sia un’ottima idea fare spazio nei nostri settimanali a questa “santità laica” perché il bene è sempre e comunque espressione di virtù che si rifà al messaggio evangelico.

Un secondo trafiletto dal titolo “La Sapapian”, ha attirato la mia attenzione. Nell’articoletto, preceduto da una nota del parroco, si parla di una iniziativa nata 35 anni fa al tempo in cui andavano di moda le marce. Don Gianni constata, con un po’ di amarezza, che mai aveva osservato una partecipazione così modesta. Ai miei tempi, quando abbiamo dato vita a questa iniziativa, i partecipanti si contavano a centinaia.

In rapporto a questa “confessione”, mi sento di esprimere due giudizi. Il primo, positivo: mi pare da ammirarsi un parroco che ha il coraggio di parlare anche degli insuccessi. I nostri fogli peccano spesso di trionfalismo, quando non si piangono addosso. Il secondo, negativo: solo Dio è eterno, le parrocchie se vogliono essere vive hanno bisogno costante di rinnovamento, virtù che si ottiene con la fantasia, il coraggio, il sacrificio e la sperimentazione. Altrimenti bisogna rassegnarsi ad una vita stanca, rassegnata e stantia.

 

BRICIOLE
Profili: GIORGIO PERLASCA

Perlasca moriva il 15 agosto di venticinque anni fa. Un pensionato come tanti che la mattina andava a comperare il giornale e a giocare a carte con gli amici e al pomeriggio accompagnava il nipotino al parco. Ma quello non era una persona qualsiasi, anzi. Quel signore alto, solo leggermente curvato dall’età, coi capelli corti e candidi, nella Budapest invasa dai nazisti era riuscito a salvare migliaia di ebrei fingendosi un console spagnolo. Una storia incredibile.
Già, era veramente successo e coloro ai quali aveva salvato la vita non si erano dimenticati di lui. Con la fine della guerra fredda alcune signore ungheresi si erano messe alla ricerca del loro salvatore. Un giorno del 1987 si presentarono a Padova, a casa sua: “Salve, signor Perlasca, siamo quelle ragazzine che ha salvato tanti anni fa”. E il passato tornò presente.
In pochissimo tempo al Memoriale di Yas Vashem di Gerusalemme arrivarono centinaia di testimonianze e il 23 settembre 1989 Perlasca fu insignito del titolo di “Giusto tra le nazioni”. Seguirono poi numerosi riconoscimenti da Spagna, Ungheria e Stati Uniti e più tardi la Repubblica Italiana gli conferì la Medaglia d’Oro al merito civile. Nel nome di Perlasca – dal 2003 -opera una Fondazione presieduta dal figlio Franco che così ha descritto il padre in una intervista riferita in “Avvenire” dell’11 agosto u.s.: “Mio padre era nato nel 1910 a Como ma aveva vissuto la sua giovinezza a Maserà, vicino a Padova. Era andato volontario prima in Africa Orientale e poi in Spagna. Nel 1938 tornò in Italia e trovò due cose: le Leggi Razziali e l’alleanza con la Germania. Lui, fascista nazionalista, cominciò ad essere critico.
Lo collocarono in congedo illimitato e poi arrivò la guerra. Venne richiamato ma, invece di essere mandato in unità combattenti, lo inviarono nei paesi dell’Est a comprare bestiame per l’Esercito. Scelse come base Budapest, in quanto l’Ungheria fino a quel momento aveva mantenuto una grande indipendenza nella politica interna”. Con l’invasione tedesca del marzo 1944 tutto cambiò drasticamente. Il 26 aprile venne disposta la confisca delle abitazioni degli ebrei e il loro avvio ai campi di sterminio.
Perlasca, dopo l’armistizio, decidendo di rimanere fedele al Regno d’Italia, era braccato dai nazisti. Lui però si ricordò del foglio rilasciatogli dopo la guerra civile in Spagna (“Caro camerata, in qualsiasi parte del mondo ti troverai, rivolgiti alla Spagna”) e chiese aiuto all’ambasciata che gli rilasciò un passaporto e una cittadinanza fittizia, diventando “Jorge Perlasca”. Iniziò così la sua azione prima al fianco dell’ambasciatore spagnolo, poi, quando il rappresentante del governo spagnolo se ne tornò in patria, continuò autonominandosi suo sostituto. Nascose migliaia di ebrei in “case protette” e rilasciò loro documenti falsi e salvacondotti. Quando venti anni fa il Mulino pubblicò il diario di Perlasca, il titolo fu L’Impostore.
A firmare l’introduzione fu Giovanni Lugaresi che scrisse come Perlasca abbia dato concretezza alle parole dello scrittore francese Leon Bloy: “A stare dalla parte dei perseguitati, non si sbaglia mai”. Nonostante il periodo di ferie estive, ai suoi funerali parteciparono più di duemila persone. Il parroco della chiesa di sant’Alberto Magno, nell’omelia, ricordò un simpatico aneddoto che fece sorridere i presenti: «Un giorno passavo sotto casa di Perlasca, lui mi salutò e mi disse: “Però voi preti siete dei gran bugiardi”. Gli chiesi il motivo di tanta franchezza. “Perché quando uno muore, subito dite che era bravo. Faccia attenzione, perché se farà così anche con me, verrò a tirarle le gambe” mi rispose.
Tra i tanti riconoscimenti ricevuti negli ultimi anni, quello a cui Giorgio Perlasca più ci teneva era una targa che gli avevano regalato gli alunni della scuola elementare del suo quartiere. C’era scritto: “Ad un uomo cui vorremmo assomigliare”.

don Mario Ronzini

LA SAPAPIAN

Ringrazio di cuore gli organizzatori della Sapapian di domenica scorsa. Forse avremmo potuto fare una pubblicità più ampia all’evento. Forse il tempo non è stato dei più clementi. Di fatto non ricordo di aver mai visto una partecipazione così modesta. Sono mancati davvero anche molti dei nostri affezionati ragazzi e ragazze più giovani, anche scout. Pazienza. Il prossimo anno cercheremo di fare di meglio.

d.G.

Domenica scorsa si è svolta la 34a edizione della corsa non competitiva “Sapapian” di Carpenedo, organizzata dal clan Al Bazar. Grazie all’impegno messo nella preparazione dell’evento tutto è andato per il meglio, peccato che il tempo non fosse dei migliori!
Forse anche per questo le iscrizioni sono state meno del solito, ma noi non ci abbattiamo e contiamo di recuperare l’anno prossimo. In ogni modo, la Sapapian resta un’occasione per riunire la comunità in una domenica di sport e divertimento.
Si ringraziano gli sponsor che hanno contribuito alla buona riuscita della corsa.
Si ringraziano pertanto: Panificio Bello, Cartoleria Tintoretto, Meggetto, Pasticceria Ceccon, La Bottega del Gelato, Copisteria da Thomas, Fioreria L’Angolo Fiorito, Callegaro Gioielli, Essetre Sport, Autoscuola Quattro Ruote Manin, Fioreria Fior Claudia e Cristina, Cartoleria Digital Service Image, Fioreria Sabbadin, Decathlon Marghera. Un ringraziamento speciale però va a tutti i corridori che ogni anno ci stupiscono! Vi aspettiamo il prossimo anno, più carichi e numerosi!

Clan Al Bazar

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